Liliana Segre senatrice a vita

***di Massimo Marnetto, 20 gennaio 2018 – Ogni tanto la politica ci riserva una bella notizia. Parlo della nomina di Liliana Segre a senatore a vita. Ci voleva. Tra una casapound dal braccio teso e rigurgiti di razzia bianca, questa scelta rimette in primo piano la tragedia della disuguaglianza, in qualsiasi modo sia attuata. La Segre è una testimone oculare di quanto sia criminogeno il concetto di purezza, che alcuni si arrogano il diritto di autoconferirsi, solo per degradare a impuri le minoranze e creare così una gerarchia pseudo-naturale, che giustifichi la “legittima repressione”, per la salvaguardia dell’integrità bio-culturale della razza.

Mostri del passato? Purtroppo no.
Con opportuni aggiornamenti di linguaggio, il suprematismo è sempre attivo. Fa leva sugli stessi sentimenti: frustrazione, rabbia, paura. E nuovi olocausti vengono perpetrati. Come le continue morti in mare dei migranti per annegamento o nei campi di concentramento libici per violenze e torture. Ma questi massacri sono possibili solo a una condizione: l’indifferenza della maggioranza verso queste forme di brutalità. C’era all’epoca del fascismo, quando in molti videro come normalità la persecuzione degli ebrei; c’è oggi, nel considerare un effetto inevitabile la morte di migliaia di profughi.

Tra qualche decennio, faranno senatore a vita un immigrato, che è riuscito a non morire, studiare, diventare cittadino italiano e a raccontare l’odio a cui è sopravvissuto.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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