L’ex Cortina di ferro in versione sovranista che divide l’Unione europea

da Remocontro, 2 dicembre 2021

La cortina di ferro non fu capriccio solo della guerra fredda. Europei dell’Est e dell’Ovest abitano tempi, non solo spazi, intimamente diversi, scrive Lucio Caracciolo su Limes.

«La divisione fra Europa occidentale ed Europa orientale è ancora con noi. Semmai si accentua. Chi immaginava che l’apertura della cortina di ferro comportasse l’unificazione del Continente non faceva i conti con la maledizione del lungo periodo».

La cortina di ferro non è sparita

La Polonia in questi giorni ricorda a tutti che esiste un’altra Europa. «Un’Europa che dell’Unione europea fa parte, ma che a differenza della parte occidentale sembra rifiutare il sistema culturale, politico e anche ideologico implicito nell’appartenenza a Bruxelles», la descrive Lorenzo Vita su InsideOver.

Interessi strategici e realtà culturali

«Un’Europa che ricorda a tutti che oltre la ex cortina di ferro non c’è solo un insieme di Stati, ma un insieme di culture. Popoli diversi, modi di vita diversi, confessioni diverse che si intrecciano tra loro costruendo una trama ben diversa da quella occidentale». La Polonia, con la sentenza con la quale è stata decretata la superiorità del diritto nazionale rispetto a quello dell’Unione europea, è sicuramente l’esempio più eclatante dell’errore di considerare l’ingresso nel club occidentale come certificazione dell’adesione a tutto ciò che esso comportava e che ancora comporta.

Segnali dall’ex spazio sovietico

Varsavia ma non soltanto. «Segnali diversi ma costanti che ci ricordano come l’Europa, spesso concentrata sulla divisione tra sud e nord del continente, si è colpevolmente dimenticata di quella altrettanto profonda tra est e ovest».
«Divisa tra frugali e ‘cicale’, tra mediterranei e nordici, tra proiezioni verso l’Africa e disinteresse al tema, l’Ue ha riscoperto quella frattura che sembra far affiorare un confine che si credeva cancellato».

La diverse percezioni di Europa

  • È nella parte orientale che emergono più vistosamente le contraddizioni e le ambiguità nella percezione dell’Europa. 
  • È a est che si innalzano muri per timore dell’arrivo di nuovi migranti, non ultimo tra Polonia e Bielorussia. 
  • È a est che si riflette sulla contrarietà del diritto comunitario a quello nazionale e non l’opposto, come avviene invece in modalità diverse nella parte occidentale. 
  • È sempre a est che si riscopre l’identità nazionale e religiosa.

Nell’Unione a spinta Nato, sempre Nato sia

Mentre l’Europa occidentale ragiona su una difesa comune continentale a supplire una Nato sempre troppo americana e sempre meno credibile, gli Stati dell’Europa orientale insistono a guardare all’Alleanza atlantica che li ha ereditati dal crollo sovietico e che li ha ‘favoriti’ verso l’Unione, come il solo tutore rispetto alla presunte ambizioni russe sul continente. Lo aveva ribadito la presidente dell’Estonia, Kersti Kaljulaid, pochi giorni prima di lasciare il mandato: «La Nato ci ha sempre protetto. No a un piano di Difesa Ue poco chiaro».

Cortina di fil di ferro

La cortina di ferro non è ancora realmente caduta, scoprono oggi in molti. Il rapporto Est-Ovest si è basato sulla priorità degli aiuti economici rispetto ad una più vasta adesione a tutto il blocco occidentale. Polonia e Ungheria (ma non soltanto), e la questione dello ‘stato di diritto’, ma non solo quello. Valori chiave come l’indipendenza della magistratura, e dell’arbitro giuridico dell’Unione tra i vari Stati. Regole elementari a cui ora viene contrapposta la ‘democrazia illiberale’ alla Orban, o la statualità clientelare e corrotta che sta strangolando il sud dell’oriente Ue.

Crisi economica e più niente è gratis

Quando il motore economico Ue viene fiaccato dalla competizione internazionale e dalle crisi contingenti, e si impongono scelte politiche più stringenti anche nel rigore della spesa, si scopre che la ‘cortina di ferro’ sopravvive alla storia proprio per questa incapacità di adeguarsi a certi contenuti politici-culturali, e per le risposte economiche inefficienti.

Angela Merkel, eroina dell’Est

La Germania cuore pulsante di questa Unione europea. Il voto di settembre che ha chiuso l’era di Angela Merkel, figlia della Germania a est del fiume Elba, segnala a sua volta che anche lì, sopravvive un est e un ovest.

«E se c’è nel cuore della Germania e della sua Kerneuropa, tanto più esiste in un continente i cui destini si sono uniti ma dopo secoli di differenze e di diffidenze».


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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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