L’evoluzione di Dio

“Una lucida analisi di come la dottrina e le pratiche religiose siano cambiate nei secoli, generalmente in meglio”.  Così il Times di Londra annunciava 12 anni fa la pubblicazione da parte di Newton Compton editori del libro di Robert Wright “L’evoluzione di Dio”. Non sono e non saranno molti i testi per divulgare i quali sono disposto a sottopormi alla considerevole fatica di copiare  e presentare i brani che ho ritenuto più significativi. Ho pensato che il saggio di Wright – 480 pagine scritte con grande chiarezza, appassionanti e al tempo stesso ben documentate – ne valesse  la pena. (Nandocan).

Robert Wright ha insegnato filosofia a Princeton e religione all’università della Pennsylvania. E’ membro della New America Foundation e collabora con la rivista “The New Republic”, ma i suoi articoli sono apparsi anche su “Time”, sull’ “Atlantic Monthly” e sul “New Yorker”. Finalista del National Book Critics Circle Award, è autore di saggi selezionati dal “New York Times” fra i migliori libri di quell’anno. Anche “L’evoluzione di Dio” è stato per diverse settimane nella classifica del “New York Times”.  

1 – La nascita e la crescita degli dèi

La fede primordiale 

Nell’universo dei cacciatori-raccoglitori il soprannaturale non assume la forma di un unico essere onnipotente, e ancor meno quella di un essere moralmente perfetto. Il regno del soprannaturale, piuttosto, è popolato da vari esseri che, in linea di massima, sono incredibilmente simili agli esseri umani: non sempre sono di buon umore e le cose che li mettono di malumore non debbono essere per forza comprensibili.

Il fatto che le divinità dei cacciatori-raccoglitori non siano modelli di virtù contribuisce a spiegare una considerazione espressa da più di un antropologo: in genere i cacciatori-raccoglitori non “venerano” i loro dèi . In effetti, spesso li trattano come si tratterebbe un semplice essere umano: con gentilezza in alcune occasioni, meno gentilmente in altre.

Nel 1874 Edward Taylor fece osservare che le religioni delle società “selvagge”erano “quasi prive di quell’elemento etico che per la moderna mente istruita è l’aspetto principale della religione pratica”. Taylor non intendeva dire che i selvaggi fossero immorali…È solo che “queste norme etiche si fondano sulla tradizione e l’opinione dominante” piuttosto che su una base religiosa.

E di certo la maggior parte delle società di cacciatori-raccoglitori non si avvalgono dell’incentivo/deterrente morale supremo: un paradiso riservato ai buoni e un inferno che accoglierà i cattivi…Come ha osservato l’antropologo Elman Service nel 1966, nelle società di questo tipo i valori come l’amore, la generosità e l’onestà”non vengono né predicati, né sostenuti dalla minaccia di rappresaglie religiose”, “perché non ce n’è bisogno”.

La religione dei cacciatori-raccoglitori possiede almeno due caratteristiche che si ritrovano, in un senso o nell’altro, in tutte le grandi religioni del mondo: cerca di spiegare perché accadano le cose spiacevoli e, di conseguenza, offre la possibilità di migliorare le cose.

Ovviamente, per un verso o per un altro, la religione ha sempre avuto a che fare con l’interesse personale: le dottrine religiose non possono sopravvivere se non esercitano un certo fascino sulla psicologia delle persone la cui mente le accoglie, e l’egoismo rappresenta una fonte di fascino considerevole. L’interesse personale, però, può assumere varie forme e, inoltre, può affiancarsi a molti altri interessi: l’interesse della famiglia, l’interesse della società, l’interesse del mondo, l’interesse della verità morale e spirituale.

lo sciamano 

Lo sciamano (o, talvolta la sciamana) rappresenta una tappa cruciale nell’evoluzione della religione organizzata. E’ l’anello di congiunzione tra la religione primitiva – un mutevole amalgama di credenze su un mutevole amalgama di spiriti – e ciò che la religione è diventata in seguito: un complesso a sé stante di convinzioni e consuetudini, tenuto insieme da un’istituzione autorevole. Lo sciamano è il primo passo verso l’arcivescovo o l’ayatollah.

Alcuni autorevoli studiosi vedono nello sciamano dell’Età della pietra le origini del misticismo che, nella sua forma moderna, ha donato serenità d’animo a molti. Eliade ha scritto che lo sciamanesimo degli Eschimesi e il misticismo buddista condividono lo stesso scopo, “la liberazione dalle illusioni della carne”.

Nonostante la pretesa di possedere le capacità soprannaturali assicurasse allo shamano (o alla sciamana) una condizione sociale elevata e una sorta di potere sulla vita delle persone, il prestigio sciamanico si trasformava di rado in una netta influenza politica. Quando, però, emerse l’agricoltura e si definirono i chiefdom, la leadership politica e quella religiosa maturarono e si fusero, e la loro fusione contribuì a tenere insieme queste società caratterizzate da una nuova complessità.

I chiefdom e gli dèi della Polinesia

I chiefdom sono società agricole, molto più grandi e complesse della società di cacciatori-raccoglitori media, comprendenti in genere molti villaggi e migliaia di persone. Il comando è nelle mani di un “capo” (chief) che può avere dei capi regionali sotto di lui. Oltre alla Polinesia, i chiefdom hanno caratterizzato le Americhe e l’Africa, e gli archeologi ne hanno trovato tracce in giro per tutto il mondo, specialmente nei pressi dei luoghi che ospitarono le grandi civiltà antiche.

La sera prima della spedizione inaugurale della stagione, i pescatori si riunivano presso un tempio della pesca, dove passavano la notte insieme, lontani dalle lusinghe del sesso con le loro mogli, che poteva provocare l’ira degli dèi. Portavano con sé cibo sacrificale, adoravano il dio della pesca e, prima di ritirarsi per la notte, eseguivano una lettura responsoriale durante la quale un sacerdote diceva: “Salvaci dall’incubo, dai sogni di sfortuna, dai presagi di disgrazia”

L’effetto congiunto di tutti questi rituali era di ammantare la costruzione delle canoe e la pesca di un’aria di solennità che, probabilmente, incoraggiava un comportamento rigoroso e coscienzioso…. In tutta la Polinesia, la religione incoraggiava il lavoro rigoroso e scoraggiava il furto e altri comportamenti antisociali.

Articoli recenti:

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: