Lettera sulla cura e sull’essere margine

Antonio Cipriani su Remocontro, 16 gennaio 2022

Una sera parlando con Ennio Remondino di questi anni di Polemos ci siamo detti che in archivio ce ne sono oltre 200 e che forse si potrebbero mettere in questione, farci su un ragionamento.

Noi che veniamo da Marte siamo così. Ci piace discutere, inventare, scambiarci pareri e costruire macchine incredibili che probabilmente non sono adatte a volare. Siamo sempre lì a non accettare passivamente il tempo che scorre, la camomilla della politica, la penosa resa del mestiere più bello del mondo, la noia dell’essere stati, la ferita dell’essere ancora. Le paure e l’adrenalina, la furia magica e il preferire di no.

Quattro anni e mezzo di riflessioni, narrazioni, invettive sul mondo che ci è mutato  davanti al muso. Come sporgersi sull’abisso.

Gli anni di Polemos, sul piano personale, sono quelli del cambiamento dopo il trauma. Quelli della perdita delle certezze, dell’abbandono del giornalismo come fonte di reddito e come modello, come mezzo per rivoluzionare il mondo o per lo meno per sentirsi in buona fede di fronte al mondo immutabile nelle sue ingiustizie e miserie. Gli anni difficili in cui il margine sul quale poggiano le sicurezze si sfrangia in mille possibilità che mettono a nudo e rendono fragili e forti. Gli anni in cui senza piegare la testa ho imparato ad accettare la sconfitta. E non è poco.

Una cura. Penso che anche Remocontro per Ennio abbia lo stesso effetto. L’idea di prendersi cura, di se stessi, e nel contempo dei sogni del mondo, di quelli della giustizia sociale e della conoscenza perduta in mille rivoli di super informazione. Così, ci ragioniamo su in questo scampolo finale di 2021.

Per il resto si vedrà.

Articoli recenti:

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: