Lettera aperta a Fassina

Longoni FerdinandoDall’amico Nando Longoni ho ricevuto in copia una lettera aperta, che probabilmente Stefano Fassina non leggerà mai. La pubblico perché in parte la condivido. Se è vero che la dipendenza delle delegazioni al governo  come dei gruppi parlamentari dalle segreterie dei partiti è da sempre, più a torto che a ragione, una prassi consolidata, non si può tollerare che una battuta infelice abbia lo stesso peso di una mozione di sfiducia. Diverso sarebbe il discorso non solo – come riconosce Longoni –  in caso di disaccordo del vice ministro con la linea del governo, ma anche nel caso che il presidente del consiglio, su pressione del segretario del partito, ridimensionasse bruscamente ruolo e poteri del suo collaboratore. L’ipotesi di un rimpasto del governo avanzata per reazione da Fassina, ma considerata rischiosa da Letta e liquidata con sarcasmo da Renzi, potrebbe essere quella la vera causa delle dimissioni. (nandocan)
Caro Fassina,
premesso che ho deprecato la battuta di Renzi, come risulta dalla mia mail qui sotto riportata, e che non ho votato per lui, non sono per niente d’accordo con la tua decisione di rimettere il tuo mandato governativo come risposta alla sua infelice battuta (che non avresti dovuto raccogliere).
Prima del segretario del partito viene il tuo Presidente del Consiglio, il tuo ministro, i colleghi di governo, la fiducia dei parlamentari, il gradimento del Presidente della Repubblica. Dove sta scritto che la componente di un partito all’interno di una compagine governativa deve rispecchiare la composizione della segreteria di quel partito? Continuiamo a confondere ruoli istituzionali con il ruolo di un’associazione libera, quale è un partito?
Diverso sarebbe il discorso nel caso di disaccordo con la linea del Governo. E’ questo il caso? Se sì, allora dillo con chiarezza, ma non attribuire a comportamenti di Renzi la tua decisione di abbandonare il Governo. Se no, sorvola. Non abbiamo bisogno di questo genere di scaramucce. In particolare in questo momento.
Cordiali saluti.
Ferdinando Longoni
(iscritto al PD)

 

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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