L’esperienza umana integrale

Io propongo di chiamare mistica la totalità dell’esperienza. Il mistico scopre l’eternità nell’istante – e continua con passione il gioco della Vita”. In queste pagine ho messo una serie di pensieri e massime che ho liberamente estratto dal libro di Raimon Panikkar “Mistica pienezza di vita”, dove per mistica si intende l’esperienza personale del mistero che avvolge tutti, credenti e non credenti.

Raimon Panikkar

Meditando Panikkar – 4

Il mistico scopre l’eternità nell’istante

Io propongo di chiamare mistica la totalità dell’esperienza. Il mistico scopre l’eternità nell’istante – e continua con passione il gioco della Vita.

La sede della mistica non è nella stratosfera, ma su questa “terra degli uomini” anche se il mistico ha l’audacia di scalarne le vette più alte.

Lo stesso dire è avvolto da un velo ultimo che la parola non può sollevare dal momento che essa stessa è il velo che ri-vela la realtà proprio velandola.

I veri mistici non si preoccupano di svelare il mistero, perché, anche se levassero il velo, né gli occhi dei sensi né quelli della mente vedrebbero nulla.

La realtà non può essere puramente oggettiva ( siamo in essa) né meramente soggettiva (ci trascende). La mistica continua ad attrarre per la sua stessa pericolosità e ambiguità.

Ogni parola è una quaternità formata da colui che parla, colui cui si parla, ciò di cui si parla e dalla materialità del parlare.

Affinità tra la mistica e il linguaggio artistico

Il mistico è in qualche modo cosciente del fatto che la realtà trascende la sfera del linguaggio razionale. Affinità tra la mistica e il linguaggio artistico, in particolare quello poetico.

L’intenzionalità del linguaggio mistico è quella di trasportarci ad un livello ultimo di realtà, generalmente nascosto a chi non sappia contemplare. La mistica come esperienza della vita.

Il ruolo fondamentale del simbolo: farci giungere alla “intuizione immediata” che unisce a-dualisticamente – il soggetto all’oggetto. Con la cosiddetta modernità la fede ha cessato di essere un’esperienza per diventare un sistema di credenze. Il “simbolo degli apostoli” si muta in dottrina cristiana – e da qui all’ideologia il passo è corto.

Ogni affermazione umana è provvisoria e contingente, L’esperienza mistica è non solo ineffabile ma anche immediata e la sua immediatezza si distrugge se ri-flettiamo su di essa.

l’esperienza della realtà come un tutto

La difficoltà e la specificità della mistica consistono proprio in questo: l’esperienza della realtà come un tutto (integrale) che non ne è la somma delle parti, né tantomeno un puro concetto formale. La mistica ci dirà che vi è un accesso alla completa realtà (la si chiami Dio, il Tutto, il Niente, l’Essere o che altro) che ci si presenta nella sua pienezza anche se il nostro accesso è parziale e la interpretiamo dalla nostra angolazione concreta.

La mistica è un’esperienza a-dualistica, non afferma e non nega, semplicemente vede.

Di ciò che non si può capire non possiamo dire anche che non può essere ( a meno che non ci confessiamo discepoli di Parmenide).

Il possibile e l’impossibile sono categorie della mente, non dell’essere. L’esperienza mira all’essere.

L’ESPERIENZA È IL TOCCO COSCIENTE DELLA REALTÀ

 Ciò che è importante è che nell’esperienza il dato si riceve, si accoglie, si “soffre”, anche se poi ricevendolo lo si trasforma.

Cogito ergo sum. La tentazione parmenidea di identificare l’essere con il pensante è grande…Nel renderci conto che la realtà è dialetticamente inafferrabile stiamo già aprendoci alla coscienza che la realtà trascende il potere della comprensione razionale – vale a dire, superiamo il dogma di Parmenide.

In una parola, non abbiamo alcun criterio razionale per negare che tale esperienza integrale sia possibile, né per ridurre l’uomo a un animale logico. Il possibile e l’impossibile sono categorie della Mente, non dell’Essere. L’esperienza mira all’Essere. Sulla natura di questa esperienza dovremmo dire ancora qualcosa.


*Chi legittimamente teme l’arbitrarietà della mia selezione, sia pure priva di aggiunte e commenti, può consultare il testo di Panikkar “Mistica pienezza di vita”, edito da Jaca Book. Una breve presentazione dell’autore è nella pagina “Meditando Panikkar”. Un sito in cinque lingue cliccando qui

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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