“L’Esecutivo Usigrai prosegua sulla strada indicata nel programma di “Rai, Libertà di Informare”

DiTrapani_Congresso_Usigrai

Auguri sinceri e cordiali di buon lavoro ai nuovi dirigenti da parte di chi, vent’anni fa, al vostro posto, diceva, faceva e scriveva più o meno le stesse cose. La strada è lunga e difficile. C’è da giurare che continuerà ad esserlo. E c’è anche chi vorrebbe farvi camminare all’indietro (nandocan).

***dal Congresso dell’USIGRAI, 13 dicembre 2015 – I giornalisti dell’Usigrai riuniti in Congresso dicono sì all’innovazione e a riorganizzazioni della informazione Rai, per dare ai cittadini più informazione, un’informazione migliore e più libera, dicono no a progetti calati dall’alto, senza confronto con le redazioni, chiedono con forza una riforma della governance aziendale che liberi una volta per tutte il Servizio Pubblico dal controllo di governi e partiti.
Impegnano il prossimo gruppo dirigente a una serrata trattativa per il rinnovo del contratto integrativo che renda possibile il rinnovamento del processo produttivo e che valorizzi i profili professionali nel rispetto dei principi di autonomia, formazione, competenza, che devono continuare ad essere fondamento inderogabile del Servizio Pubblico.
Approvano le relazioni del Segretario Vittorio di Trapani, e impegnano l’Esecutivo a proseguire sulla strada indicata nel programma di “Rai, Liberta di Informare”, esigendo l’apertura di un confronto con la direzione aziendale per rendere più efficiente, autorevole e libera l’informazione della Rai, sulla base dei principi approvati dalle redazioni con il progetto RaiPiù: unità della informazione delle reti e delle testate, unità nella diversità e nel rispetto di pluralismo, qualità, indipendenza dell’informazione.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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