Leopolda, alla faccia di quei barbosi che ci stanno sempre a criticare…

Brava Sabrina, perfetta imitazione, la tua ironia mi piace, facciamoci due risate anche noi. Peccato che quel tipo che strilla dal palco della Leopolda sia anche il presidente del consiglio e il capo della maggioranza che ci governa. L’altro, quello che “mette alla gogna i giornalisti dal suo blog”, per quanto da riprovare per la medesima intolleranza,  ha avuto per lo meno il buon gusto di autodefinirsi “un comico” e di non ambire personalmente al governo del Paese. Massì, facciamoci due risate, poi però pensiamo bene a quello che si può fare per impedire che Matteo Renzi, dopo aver riformato a modo suo la RAI e preso il controllo de “L’Unità”, voglia mettere il naso anche sugli altri giornali.  (nandocan).

Ah la Leopolda! Qua è tutto fighissimo, qua ci si sente davvero giovani e innovatori e anche più belli. Qua nessuno litiga, qua nessuno contraddice l’altro perché noi abbiamo sempre ragione e siamo davvero ganzi con le nostre camicine bianche e i nostri selfie che condividiamo in tutti i modi e in tutti i luoghi virtuali.  Qua è  tutto un gran movimento,  vip,  gente sorridente, cosa facciamo qui? Non lo so, ma so che è bello esserci e la Boschi è proprio bella …  urca quant’è bella quando sorride e quando, con la sua naturale eleganza, glissa sulle domande che riguardano suo padre e il conflitto d’interessi. Noi siamo l’innovazione, noi cambiamo l’Italia rottamando  la vecchia classe politica, togliendo un po’ di dirittucci ai lavoratori e salvando qualche bancuccia un po’ birichina. Noi siamo il vero cambiamento e ci distinguiamo dai fans di quel tipo urlante che dal suo blog  mette alla gogna i giornalisti. Noi siamo migliori perché abbiamo le idee giuste,  infatti per distinguerci  abbiamo lanciato sul sito della nostra convention l’iniziativa: “Scegli il peggior  titolo di giornale”, così ci facciamo pure due risate alla faccia di quei barbosi che ci stanno sempre a criticare Saviano compreso, rosiconi!.

*da articolo 21, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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