Legge elettorale: una grave ferita al principio democratico. 10 ragioni per dire no

ZaccarialeadCon questo articolo del professor Roberto Zaccaria, ordinario di diritto costituzionale all’Università di Firenze, l’associazione articolo 21 apre un dibattito tra i costituzionalisti, alla vigilia del passaggio al Senato della legge elettorale appena approvata, con molti contrasti e la spaccatura del partito democratico, dall’aula di Montecitorio. Attendiamo ancora che il recente richiamo della Consulta a un ragionevole equilibrio fra l’esigenza costituzionale di dare rappresentanza adeguata all’orientamento politico dei cittadini e quella della cosiddetta governabilità venga preso in seria considerazione. (nandocan) 

*****di Roberto Zaccaria, 12 marzo 2014* – La legge elettorale approvata dalla Camera dei deputati, con un procedimento assai poco lineare, non solo è una brutta legge, frutto di un intreccio discutibile tra modelli elettorali molto diversi, ma è una legge che presenta gravi difetti di costituzionalità e dai caratteri fortemente antidemocratici. Il sistema viene bloccato intorno ai due partiti oggi più forti ed è reso quasi impossibile l’accesso di nuove forze politiche. Articolo 21 ritiene che data l’importanza della legge sia doveroso aprire un serio dibattito tra i costituzionalisti italiani.

Il limite più grave in assoluto è rappresentato dal fatto che, per “garantire” meccanicamente la governabilità, la legge elettorale in discussione al Parlamento toglie al cittadino che non voglia votare per  uno dei due più grandi partiti oggi esistenti nel paese il diritto di scegliersi liberamente un diverso partito e toglie in generale il diritto di scegliersi liberamente il proprio rappresentante in Parlamento. Il principio della rappresentanza viene totalmente sacrificato e con esso molte delle considerazioni di costituzionalità fatte dalla Corte nella sentenza n.1 del 2014.

Esistono a mio giudizio almeno 10 ragioni per giudicare negativamente la nuova legge elettorale.

  1. La prima ragione è costituita dalla “distorsione” irragionevole derivante nell’intreccio tra il sistema proporzionale di base e l’innesto di  soglie di accesso alte e da un premio di maggioranza troppo basso.
  2. La seconda ragione è costituita dal fatto che il premio di maggioranza scatta teoricamente solo al 37 per cento (non si tratta quindi di un premio di maggioranza in senso proprio)
  3. Le soglie di accesso per i partiti sono troppe (ben tre soglie diverse) e quella per i partiti che si presentino da soli è spaventosamente alta (8 per cento)
  4. I cittadini non hanno alcuna possibilità di scelta dei loro rappresentanti, che i partiti presentano in liste rigidamente bloccate (anche se più corte del Porcellum). Si riconosce in questo modo  un potere abnorme alle oligarchie dei  partiti.
  5. I criteri adottati per la trasformazione dei voti in seggi su scala nazionale introducono un elemento di forte casualità soprattutto nella scelta dei rappresentanti dei partiti più piccoli (voto in una Regione ed elezione in un’altra).
  6. La possibilità delle candidature multiple (in ben otto circoscrizioni) rende ulteriormente casuale il risultato degli eletti per le opzioni dei capilista e di conseguenza per la sorte di  tutti gli altri candidati.
  7. Premio indiretto per i partiti più grandi che prosciugano i voti dei partiti più piccoli della coalizione che non raggiungano il quorum (trasferimento del voto con violazione del voto eguale).
  8. Irrisolto il problema del conflitto d’interessi nella forma minima della ineleggibilità per coloro che si trovino ad esser titolari di contratti o di concessioni rilevanti da parte della pubblica amministrazione
  9. Irrisolto il problema della parità di genere nelle candidature. La ferita è gravissima in presenza di liste bloccate. I partiti possono decidere liberamente l’ordine di presentazione e quindi di elezione.
  10. L’ultima ragione, non certo per importanza, è quella rappresentata dal doppio e diversissimo  sistema elettorale valido per la Camera e per il Senato. Questa scelta rende praticamente impossibile lo scioglimento delle Camere e pregiudica nei fatti il potere costituzionale del Presidente della repubblica.

* da articolo 21

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

gtag('config', 'GTM-K2KB4MR', { 'send_page_view': false });
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: