Legge elettorale “truffa”: è finita. La proposta di Barca per quella nuova

da  , 5 dicembre 2013
Legge elettorale “truffa”: è finitaNon vi è luogo, tra i 110 visitati in questi mesi, in cui la prima richiesta “forte e chiara” venuta da iscritti e non iscritti al Pd non sia stata: “per dare un senso alla partecipazione del Pd a questo governo … cancellate la legge truffa (e l’impronunciabile, ridicola parola con cui l’avete chiamata)”.

Eppure l’inerzia di questo e del precedente Parlamento ha fatto in modo che nulla accadesse. Ogni volta c’era qualcuno, anche nel Pd, che pensava “beh, la legge elettorale sfida ogni ragionevolezza, ma fino a oggi ne hanno beneficiato gli altri … ora è il nostro turno di governare anche con una minoranza dei voti”.

Tutto questo in nome della governabilità. E così le parole accorate del Presidente della Repubblica cadevano nel vuoto. E la legge truffa restava.
Questo atteggiamento ha costretto la Corte Costituzionale a riempire il vuoto creato dal Parlamento e a fare ciò che dettava il buon senso: abolire un premio di maggioranza illimitato e ridarci la libertà di scegliere i nostri rappresentanti.
Ma questo Parlamento può riscattarsi. La stessa Corte, nel decidere, ce lo ha ricordato e ha dato al Parlamento tempi e spazio per farlo. Riformi immediatamente la legge elettorale. E nel farlo ci dia un sistema semplice dove ognuno di noi, in ogni collegio, possa esprimere una e una sola preferenza. E in cui dopo il voto tutti noi (votanti o meno) si sappia chi rappresenta in Parlamento il nostro collegio. Per “starle/gli addosso”, per chiedere conto, per indurla/lo a trascorrere sul territorio almeno due notti a settimana, vivendo la vita di tutti noi. Questa è la vera “governabilità”.
Se poi, Parlamento, saprai adottare un sistema uninominale a doppio turno, ognuno di noi potrà esprimere non solo la sua prima preferenza (al primo turno) ma anche, se necessario, la seconda (se il nostro candidato preferito sarà uscito di scena). E i partiti avranno la possibilità di costruire alleanze sui contenuti, prima e non dopo il voto.

E’ la proposta di Piero Ignazi sulla quale mi auguro, Parlamento, che saprai agire. Siamo al 95-esimo minuto, ma puoi farcela !

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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