Legge elettorale: Art. 21, “impossibile senza risolvere conflitto interessi”

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E’ già una buona notizia questa, che esponenti di diverse forze politiche abbiano deciso di presentare nel corso del dibattito sulla nuova legge elettorale uno o più emendamenti sul conflitto di interesse.  Se dal ’94 ad oggi quella legge del ’57, che prevedeva come è noto l’ineleggibilità per i titolari di pubbliche concessioni, ha dato luogo a dubbi interpretativi che hanno permesso a Berlusconi e ad altri di ignorarla, sarebbe l’ora di chiarirli, quei dubbi, non vi pare? (nandocan)

da articolo21.org, 11 febbraio 2014 – “Il presidente del Consiglio Letta ha annunciato di voler presentare una proposta sul conflitto di interessi: si tratta di un proposito che condividiamo da oltre un ventennio e dunque non possiamo che apprezzare, ma non possiamo piu’ accettare che sia usata come un espediente polemico, e’ una grande questione democratica, economica, industriale, la mancata soluzione del conflitto di intessi e’ stata la “trappola” che ha reso anomala la democrazia italiana, che ha inquietato le istituzioni internazionali, che ha alterato le libere competizioni elettorali”. Cosi’ il portavoce di Articolo 21 Beppe Giulietti spiega in conferenza stampa alla Camera, insieme al presidente, Roberto Zaccaria, e ai parlamentari Bruno Tabacci e Gennaro Migliore, le motivazioni che hanno portato l’associazione a presentare la richiesta di una serie di correttivi alla legislazione vigente del ’57.

Al momento in cui si fa una legge elettorale non si possono non affrontare problemi collaterali essenziali e uno di questi e’ il problema del conflitto d’interessi o almeno il conflitto d’affari che riguarda i titolari delle grandi aziende che si presentano alle elezioni, soprattutto se sono nel settore dell’informazione – spiega Zaccaria – c’e’ una lacuna anche nella materia giurisdizionale, oggi un ineleggibile o un incandidabile secondo la legge Severino non avrebbe un giudice cui rivolgersi”.  ”Voglio vedere chi dentro il Pd non e’ d’accordo a introdurre una norma sul conflitto d’interesse, chiederemo che sui nostri emendamenti si voti a scrutinio palese” sottolinea Migliore. “In uno schema monocamerale con la complicazione del maggioritario, cosa finora mai vista, non si puo’ prescindere dal chiarire il conflitto d’interesse, soprattutto per tenere a bada le lobby – rileva Tabacci – la legge “democristiana” del ’57 sulla eleggibilita’ ha retto senza problemi di interpretazione fino al 1994, una ragione ci sara’, ma ora che Berlusconi e’ incandidabile ogni difficolta’ politica dovrebbe essere superata”.

Alla iniziativa hanno dato, sin qui, la loro adesione Claudio Bressa, Paolo Gentiloni, Beppe Giulietti, Gennaro Migliore, Pino Pisicchio, Bruno Tabacci, Vincenzo Vita.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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