Legge bavaglio: positiva convergenza fra giornalisti e Associazione Magistrati

Come gli altri amici di articolo 21, a cui il segretario generale della FNSI ha indirizzato la lettera che segue, anch’io sono personalmente convinto che nella lotta alle mafie, alla corruzione e all’evasione fiscale, la tracciabilità delle transazioni finanziarie e un uso legittimo delle  intercettazioni svolgano un ruolo chiave e proprio per questo incontrino tante resistenze negli ambienti toccati dal “mondo di mezzo”. Quanto alla pubblicazione degli originali da parte dei giornalisti, che per rispettare la privacy dovrebbero limitarsi a un riassunto, non può sfuggire il carattere strumentale e ipocrita dell’argomento quando si tratta di rivelazioni di pubblico interesse. A differenza della viva voce dell’intercettato, qualunque riassunto, anche se scritto dal più credibile dei cronisti, potrebbe essere disconosciuto e smentito. E tanto per restare nell’attualità, pensate che differenza farebbe, per la trasparenza della politica, una registrazione dei colloqui tra Berlusconi e Renzi per il patto del nazareno.  (nandocan).

***di Raffaele Lorusso, 12 novembre 2015 – Cari amici di Articolo 21, il coinvolgimento dei cittadini e delle altre organizzazioni rappresentative di lavoratori e professionisti nella battaglia contro la proposta di legge bavaglio è un passaggio fondamentale e ineludibile. Va per questo salutata con favore la convergenza registratasi fra i giornalisti e i rappresentanti dell’Associazione nazionale magistrati. Una nostra delegazione ha incontrato una rappresentanza dell’Anm, guidata dal presidente Rodolfo Sabelli, per avviare una riflessione comune, anche in vista del confronto con la politica sulla delega al governo in materia di intercettazioni contenuta nella proposta di riforma del processo penale in discussione in parlamento. Oltre al sottoscritto, nella nostra delegazione c’erano rappresentanti di Articolo21, Usigrai, Ordine dei giornalisti del Lazio, Cronisti romani, Comitato No bavaglio, Pressing-Giornalisti in rete..

La riflessione comune ha individuato alcuni punti unificanti rispetto alla battaglia da portare avanti, con un deciso “No” allo strumento della delega al governo, considerata sia dai giornalisti che dai magistrati inadatto rispetto alla rilevanza costituzionale della materia, e alcune prime idee su iniziative congiunte per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza dello strumento delle intercettazioni per i lavoro di magistrati e giornalisti.
Il presidente Sabelli ha ribadito la richiesta dell’Anm al governo di restituire al parlamento la riflessione sul tema, evitando una delega che, per la sua genericità, si presterebbe ad un ventaglio troppo ampio di soluzioni.

Ho ricordato, come già affermato in occasione della conferenza stampa di presentazione della petizione online promossa, tra gli altri, dal professor Stefano Rodotà, che per il sindacato dei giornalisti “la delega al governo su una materia come quella delle intercettazioni è una scelta sbagliata e pericolosa, perché si corre il rischio di ledere il diritto dei cittadini ad essere correttamente informati su questioni di interesse pubblico contenute negli atti delle inchieste giudiziarie”.

Le due delegazioni, nel rispetto dell’autonomia e delle competenze reciproche, hanno deciso di proseguire il dialogo e di valutare azioni comuni da porre in essere a tutela dei cittadini nell’ottica di contemperare il diritto alla privacy con il diritto ad un’informazione corretta e completa, presupposto indispensabile di ogni sistema democratico.

12 novembre 2015

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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