Le rose di Perla e le spine dell’eresia

Antonio Cipriani su Remocontro, 23 gennaio 2022

Chissà perché mi passa per la testa un ricordo degli anni Novanta, un pranzo sul patio di Perla Peragallo  – ai tempi in cui aveva la magnifica scuola di teatro Il Mulino di Fiora – a base di farro e strabilianti chiacchiere sulla natura sulfurea di alcuni umani e sul senso delle sue rose. Lei, artista unica ed eretica, si era fatta da parte. Aveva scelto di lasciare il teatro con semplicità e dolore, come quando si cambia casa. Il suo viaggio portava un po’ più lontano. Ascoltarla era bello. E lei ascoltava con quel filo di maliziosa ironia che la rendeva bellissima. Un suo sguardo era arte. Ogni parola poesia.

Amo più le rose degli attori, perché recitano meglio Shakespeare. Quel giorno mi fece sorridere. Poi ancora parlando di antichi romani che viaggiavano nel nostro tempo, poeti scomparsi e marzianetti. Nella memoria è conficcata per sempre la spina di quelle rose speciali, teatranti e poetiche; la spina della sua eresia pura.

Ci penso e mi viene in mente il fatto che certi eretici cambiano la storia in modo delicato e quasi invisibile, quasi senza accorgersene, spesso senza volerlo. Continuo ad amarli, nella loro dolcezza, lontani dal chiasso assurdo di questa ignoranza arrogante e conformista. Amo il dubbio, il mio e quello di chi si pone in modo dialettico; di chi agisce fuori dai binari delle certezze scolpite nella pietra dei media, vivendo, studiando, sognando, amando per esprimere semplicemente la vita, la meraviglia della vita che si compone ad ogni passo come un miracolo. A saperlo cogliere.

Dedico questo ricordo e queste parole agli eretici di ogni tempo. A quelli che etimologicamente sanno scegliere, e lo fanno in maniera sovversiva, divergendo da luoghi comuni e da ciò che ci si aspetta che avvenga. A chi sceglie di non accettare passivamente il mondo che ti definisce, ma opta per la linea d’ombra di ciò che può essere, della possibilità diversa. Quasi sempre inattesa, divergente, sovversiva per l’appunto.

Dedico queste parole a chi sceglie nella libertà. Senza preoccuparsi della visibilità sociale e del successo delle proprie scelte. Defilandosi nella linea d’ombra che nell’epoca conformista è scelta rivoluzionaria. Con semplicità, perché la bellezza delle cose della vita è dolce e faticosa. Dedico questo pensiero alle tante persone che sono in questo flusso, ogni giorno, sovversive e magnifiche, lontano dai riflettori e significative. Quelle che ci aiutano e ci aiuteranno a costruire e ricostruire spazi di cura e attenzione, di libertà e rispetto.

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