Le piazze virtuali dello spaccio di droga. E ora che si fa?

droga su internet

Quando si leggono notizie come queste non si può fare a meno di chiedersi se sarà mai possibile una politica di contrasto davvero efficace. Le comunità terapeutiche fanno quello che possono, ma sono una goccia nel mare. Non riesco a convincermi di una completa liberalizzazione, tuttavia mi tornano in mente, ogni volta di più, le parole scritte da Roberto Saviano nelle ultime pagine del suo “Zerozerozero”. “Le politiche di contrasto sembrano sempre sbagliare obiettivo. Per quanto possa sembrare terribile, la legalizzazione totale delle droghe potrebbe essere l’unica risposta. Forse una risposta orrenda, orribile, angosciosa. Ma l’unica possibile per bloccare tutto. Per fermare i fatturati che si gonfiano. Per fermare la guerra. O almeno è l’unica risposta che viene da dare quando alla fine di tutto ci si domanda: e ora che si fa?” (nandocan).

****di Piero Innocenti, 16 dicembre 2013* – Oggi, per chi voglia dedicarsi al commercio di stupefacenti standosene comodamente in casa, con minori rischi, c’è la rete e i drug store on line. Con internet ( i fruitori, in Italia, sono il 58% circa della popolazione), i trafficanti e gli spacciatori possono raggiungere e fidelizzare il consumatore di droghe in modo molto vantaggioso, garantendo prezzi inferiori, facilità nelle transazioni e, soprattutto, anonimato.

Le “piazze virtuali” delle droghe risolvono uno dei momenti di maggiore criticità nello spaccio: lo scambio denaro-droga. Senza contare che con il “fai da te” nel commercio delle droghe, si supera ogni freno inibitorio perché “..un prodotto venduto in internet viene percepito come lecito e non dannoso” (cfr. la relazione annuale della DCSA, Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, 2012). Difficile, oltretutto, il contrasto a queste modalità di commercio, atteso che i server, che contengono gli annunci di vendita di droga, si trovano, in quasi tutti i casi sinora riscontrati, in aree geografiche molto lontane dove la normativa sul punto è fortemente inadeguata. Si pensi, ad esempio, al Camerun, alla Nigeria, alla Nuova Zelanda, alla Lituania, dove non è richiesta alcuna certificazione di identità all’inserzionista in rete. Va anche detto che questi siti, una volta individuati e “neutralizzati” per l’intervento della polizia, si rigenerano e mutano le sembianze nel giro di pochi giorni. L’offerta in rete va dalle droghe tradizionali a quelle sintetiche, che imitano le droghe vegetali ma con effetti amplificati come i cannabinoidi  e catinoni sintetici, fino ai cosiddetti sali da bagno o miscele erbacee commercializzate come profumatori ambientali o incensi, che in realtà contengono stupefacenti e similari.

La DCSA, negli ultimi anni, ha ripetutamente messo in guardia sui pericoli conseguenti a questo fenomeno, evidenziando che “..il tam-tam della rete si rivela particolarmente efficiente, permettendo la veicolazione veloce e sicura ma, soprattutto, la diffusione capillare delle informazioni relative a prezzi, procedure d’acquisto e modalità di assunzione” (ibidem DCSA,2012). La gran parte delle trattative illecite viene conclusa nello spazio virtuale noto come “deep-web” (il lato oscuro della rete) con migliaia di pagine non indicizzabili dai motori di ricerca e contraddistinte dall’anonimato e dalla non tracciabilità. Questa parte della rete, nel giro di breve tempo, ha aumentato notevolmente il numero di visitatori. Per raggiungerla, occorre seguire una metodologia di navigazione che viene condivisa tra gli internauti attraverso forum, social network e chat. La mimetizzazione di questi “commercianti” è straordinaria e, di conseguenza, difficile la localizzazione, in quanto si tratta di siti legati ad altri siti web di “vita breve” che, per di più, si riciclano continuamente, modificando aspetti grafici, ma non le modalità di vendita. Anche se molti siti ricordano il divieto di commerciare sostanze stupefacenti,in realtà tale avvertenza è puramente formale. Anzi, spesso, i siti si trasformano in networks ospitando aste a tempo determinato di sostanze sintetiche stimolanti più o meno lecite, Tanto più che trattandosi di commercio globale, ciò che è illegale per i paesi europei è lecito in altri paesi del mondo.

Le operazioni di compravendita si effettuano con modalità analoghe a quelle di un normale sito di “e-commerce”, con il venditore che illustra il prodotto nella sua offerta e le modalità di pagamento, mentre il compratore ha la possibilità di esprimere il proprio gradimento riguardo all’operazione, al costo, alla efficacia della sostanza e alle modalità della spedizione. Tra i vari siti, alcuni si presentano come venditori di prodotti per l’industria agroalimentare, di fertilizzanti, di pesticidi, mentre, in realtà, si tratta di sostanze stupefacenti. Sul mercato internazionale, le droghe cosiddette leggere sono quelle più commercializzate (circa il 14%), seguite dalle sintetiche (il 5%) e, tra queste, il cannabinoide sintetico JWH018 (acronimo dal  nome dell’inventore John W.Huffmann della Clemenson University). Il ricorso, in questi affari, alla moneta elettronica, su tutte la bitcoin, rende l’attività di repressione, già difficile in sé, ulteriormente complessa. La caratteristica, poi, della non tracciabilità favorisce operazioni di riciclaggio e le risorse destinate al contrasto, almeno nel nostro paese, al momento, sono molto esigue.

Da liberainformazione.org, il grassetto è di nandocan.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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