Le immagini dei tagliagole e delle loro vittime alimentano proselitismo e propaganda. Non mostriamole più

Il dibattito è aperto, personalmente sono d’accordo con Noury. Quei video truculenti che girano da settimane in rete e vengono, sia pure parzialmente o per fotogrammi, mostrati dalle televisioni  e sulle prime pagine dei giornali, sono stati concepiti allo scopo evidente di alimentare proselitismo e propaganda, risultato che dicono in parte già conseguito. Dunque ha ragione Noury:  “smettiamo di mostrare queste immagini”. Anche perché, aggiungo io, l’insistenza con cui vengono diffuse autorizza il sospetto che a motivarla non sia solo un (preteso) diritto-dovere dei giornalisti di pubblicare qualunque cosa risulti di pubblico interesse ma piuttosto l’interesse commerciale o anche solo professionale dei media a soddisfare la “pubblica curiosità”, che non sempre è “nel pubblico interesse”.  Non è ovviamente la prima volta che si pone una questione del genere. E probabilmente è una causa persa. Ma fino dall’epoca dei volantini delle brigate rosse dopo il sequestro di Moro sono sempre stato convinto che un buon giornalista si rivolga alla testa piuttosto che alla pancia della gente, con un’esposizione dei fatti completa ma asciutta e rigorosa. Dove la spiegazione delle cause e del contesto è più importante del risultato emotivo. La domanda, sempre elusa perché probabilmente scomoda, rimane la stessa: informare o vendere? (nandocan).

***Sotloff, Foley e migliaia di altri: le vittime dei crimini di guerra dello Stato islamico

In Iraq, quasi 800 soldati sono stati messi a morte in modo sommario a Tikrit, passata nelle mani dello Stato islamico a giugno. Rapimenti, uccisioni, devastazione di luoghi di culto cristiani e di altre minoranze religiose hanno segnato anche la conquista di Mosul. Con una parte di territorio del nord dell’Iraq sempre più ampia sotto il suo controllo, la pulizia etnica dello Stato islamico ha avuto effetti sempre più devastanti sulla popolazione. Ad agosto, centinaia di civili yazidi sono stati uccisi in modo sommario in due villaggi della regione di Sinjar. Centinaia di migliaia di civili hanno lasciato la zona.

L’uccisione di Sotloff e quella del 19 agosto di James Foley rendono ancora più urgente assicurare il rilascio delle persone ancora tenute in ostaggio dai gruppi armati islamisti in Siria e Iraq. Sono decine, tra cui giornalisti siriani e alcuni cittadini stranieri come padre Dall’Oglio e probabilmente le due volontarie italiane Vanessa e Greta.

Il barbaro assassinio dei due giornalisti statunitensi è infatti solo la punta dell’iceberg delle sconvolgenti atrocità commesse dallo Stato islamico, di molte delle quali veniamo a conoscenza dalla stessa fonte primaria, ossia dai truculenti filmati che girano in Rete. Questi filmati hanno un evidente scopo di proselitismo e propaganda. Rischiano di alimentare l’islamofobia attraverso una scorretta identificazione tra Stato islamico e Islam o di spingere altri ragazzi a partire dall’Europa per aggiungersi alla “causa”. Due buoni motivi per smetterla di mostrare queste immagini.
Martedì sera tutti i portali d’informazione, così come Twitter e Facebook, mostravano lo stesso fotogramma: Sotloff in ginocchio, in tuta arancione, e dietro di lui il tagliatore di teste in procinto di agire. Per trovare una foto diversa di Sotloff ci sono volute ore…

4 settembre 2014

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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