Le guerre arabe alla vigilia della Yalta mediorientale

Yalta “il 20 luglio, scrive Riccardo Cristiano nell’articolo che segue, ripreso dal “Mondo di Annibale –  quando il 5+1 tratterà sul nucleare con Teheran potrebbe cominciare a vedersi il Nuovo Medio Oriente, e il senso delle guerre arabe, tutte funzionali a Teheran”. Potrebbe, chissà. Ma il disegno coerente attribuito a Obama e Teheran da questa analisi mi pare abbastanza diverso dal quadro,assai più prudente, offerto nella stessa giornata di ieri sulla Repubblica da Lucio Caracciolo, il quale così conclude: “Tutti i contendenti pensano di recitare un copione scritto. Anche volendo, non possono. Dentro e intorno a casa, tutti hanno preso a correre all’impazzata. Verso dove, nessuno lo sa. Meno che mai quelli che pensano di saperlo” (nandocan).

 ***dal “Mondo di Annibale”, 10 luglio 2014 – Guerra israelo-palestinese, guerra siriana, guerra irachena, disfacimento del Libano. Il grande disordine mediorientale lascia ben presagire per i fautori della nuova Yalta. Non si tratta di uno scenario complottista, ma della semplice lettura di quanto sta per accadere. Il venti luglio prossimo dovranno, o dovrebbero, concludersi i negoziati tra il 5+1 e l’Iran sul nucleare. E Tehran vuol arrivare al grande appuntamento con tutte le carte in mano: nuovo assetto territoriale sotto il controllo egemonico iraniano in cambio delle concessioni sul nucleare necessarie a far togliere, almeno in parte, le sanzioni economiche che la affliggono.

Obama dunque si appresta a coronare il suo sogno di entrare nella storia come l’uomo che ha posto termine a mezzo secolo di conflitto con l’Iran, pace forse parziale, ma con uno scalpo da esibire; buona parte del programma nucleare. Teheran per darlo vuole arrivare all’appuntamento con lo smantellamento degli stati arabi già in atto: e in effetti Iraq, Siria e Libano esistono solo sulla carta. Gli staterelli che nasceranno vedranno l’egemonia persiana su Baghdad tramite al-Maliki, su Damasco e tutta la pregiata costa siriana tramite Assad, sulla Bekaa, il sud del Libano e altri pezzi di Libano tramite Hezbollah. L’arco persiano dal Mediterraneo al Pakistan sarà pronto. Poi comincerà l’epoca dello smantellamento delle petromonarchie del Golfo, da frantumare anch’esse, a cominciare dall’Arabia Saudita. A quel punto Tehran potrà lanciare la sua opa sull’Islam, presentare cioè Khameni come il vero Califfo che riporta quiete e ordine, la quiete e l’ordine persiani, nei frantumati territori arabi sottoposti a egemonia persiana tramite la catena di governatorati sciiti.

A rendere palatabile questo esito ci pensa l’ISIS, braccio armato sunnita creato da Tehran proprio per chiudere in bantustan paurosi e impresentabili al mondo i sunniti dell’area. Gli amici di Hamas concluderanno l’opera seppellendo il processo di pace e le speranze palestinesi, eterna carne da macello dei calcoli egemonici regionali.L’ordine iraniano infatti sarà l’ordine del terrore, il muro che dividerà in due il Medio Oriente.

Che Obama accetti di riconoscere questo status in nome del terrore causato dal “mostro ISIS” è più che probabile: l’eldorado iraniano val bene la nascita di un questo nuovo ordine regionale, nel quale i mullah svolgeranno un ruolo da partito comunista cinese: garanti della cancellazione dei diritti umani nella regione e dell’apertura a un’economia di mercato da loro gestita.
Ne riparleremo dopo il 20 luglio.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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