“Le crisi umanitarie dimenticate dai media”. Il 10° rapporto di Medici Senza Frontiere

medici senza frontiere in Africa All’invito a leggere il rapporto di MSF dal quale risulta la scarsa attenzione dei media italiani verso le crisi umanitarie internazionali, aggiungo una mia considerazione sul tipo di lettura che diamo di queste crisi, quasi sempre ripiegata sui danni che possono derivarne alla nostra tranquillità, benessere e sicurezza. Meglio sarebbe se, raccontando la vita quotidiana di quei paesi,  i nostri tg ci aiutassero a condividere dalle nostre case un po’ di quell’amore per l’umanità che anima i volontari di organizzazioni come questa (nandocan).

***da MSF, 9 settembre 2014 – Negli ultimi dieci anni, ossia da quando MSF e l’Osservatorio di Pavia indagano sulla copertura mediatica delle crisi umanitarie, lo spazio dedicato dai notiziari di prima serata ai contesti di crisi è crollato dal 16,5% nel 2004 al 2,7% nel primo semestre del 2014. Questo è l’amaro bilancio di Medici Senza Frontiere in occasione della presentazione del 10° Rapporto “Le crisi umanitarie dimenticate dai media” al Festival della Letteratura di Mantova. “Sono passati dieci anni dalla prima analisi sulle crisi dimenticate ed è tempo di bilanci”, dichiara Gabriele Eminente, direttore generale di MSF Italia. “Se da un lato è indubbio che i telegiornali di prima serata siano sempre più chiusi nei confronti delle crisi umanitarie che avvengono più o meno lontane da noi, è altrettanto vero che in questo decennio il panorama dell’informazione televisiva è molto cambiato. Anche in Italia, infatti, sono nati dei canali tematici dedicati all’informazione, come Rainews o Tgcom24 ma la maggior parte delle persone continua a informarsi tramite i notiziari di prima serata. Inoltre, da una recente indagine Eurisko emerge che il 63% della popolazione italiana desidera ricevere dai media più informazioni sulle emergenze umanitarie. Per questo riteniamo che i TG abbiano ancora una grande responsabilità e un importante ruolo da giocare sulla rappresentazione di crisi che hanno impatti gravissimi sulla vita di milioni di persone”.

“L’indagine -si legge nella nota MSF che accompagna il rapporto e-  che prende in esame la copertura delle crisi umanitarie nei principali notiziari di prima serata della televisione generalista (3 della TV pubblica e 4 della TV privata) nell’arco di un decennio – presenta un quadro inaccettabile: i riflettori, quando si accendono, vengono puntati per breve tempo soprattutto su conflitti e atti terroristici (il 65,5% sul complessivo delle notizie pertinente sulle crisi) mentre l’attenzione maggiore è rivolta a fatti che riguardano il coinvolgimento di occidentali. La percentuale delle notizie dedicate a povertà e malnutrizione è invece pari all’1,5%; mentre quelle relative alle emergenze sanitarie sono solo 293 in 10 anni (pari all’1%). Queste crisi arrivano nei notiziari solo quando diventano allarmi internazionali, come è il caso dell’ebola quest’estate. Inoltre, se una crisi non è sufficientemente drammatica o non è avvenuta una catastrofe, viene a mala pena considerata dalla nostra informazione. Le crisi croniche e per questo meno eclatanti, non vengono raccontate se non sporadicamente”.

“Dieci anni di analisi – scrive Medici Senza Frontiere – ci suggeriscono anche una classificazione nella rappresentazione delle crisi: vi sono crisi continuamente visibili, che in ragione della gravità e della rilevanza geopolitica hanno ampia visibilità (le guerre in Iraq e in Afghanistan, la crisi mediorientale e quella siriana); poi le crisi “a singhiozzo”, quelle crisi su cui si accendono i riflettori in concomitanza di eventi significativi e che, terminata l’emergenza, scompaiono nell’ombra (una su tutti la crisi in Sud Sudan, balzata nelle prime pagine di tutto il mondo per le proteste inscenate da personaggi come George Clooney); infine le crisi invisibili, che non entrano nell’agenda dei telegiornali e se succede è perché sono ricordate in quanto dimenticate. È il caso della Repubblica Centrafricana la grande assente in 10 anni di analisi e presente in soli due servizi nella prima metà del 2014. Lo scenario generale delle notizie nei Tg del 2013 continua a essere caratterizzato da un’inevitabile accentuazione dell’attenzione alla crisi economica in Italia e in Europa e di conseguenza della politica, tanto che si riduce ulteriormente anche lo spazio delle soft news (curiosità, gossip, costume) . Tuttavia, si rileva una preoccupante tendenza all’infotainment, ovvero l’aumento nell’agenda dei telegiornali (e dei programmi di informazione in generale) di elementi di intrattenimento, in modalità e quantità differenti nei diversi notiziari. Le notizie di cronaca rosa, di gossip o di cronaca nera si alternano a quelle di politica interna a quelle di economia, di salute e di politica estera.

Il confronto con i notiziari di Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna fa emergere inoltre la maggiore attenzione che i notiziari europei dedicano alle crisi umanitarie internazionali, rispetto a quelli italiani e in particolare un modo diverso di costruire il telegiornale, in cui si trova lo spazio per raccontare contesti e situazioni di crisi anche croniche e non legate all’urgenza degli eventi. SI riconferma il distacco del principale telegiornale della rete pubblica italiana rispetto agli omologhi europei: la percentuale che il TG1 dedica alle crisi umanitarie dimenticate (3,0% nella prima metà del 2014) è la metà di quello francese e meno di un quarto di quello tedesco.

“Quando una notizia non è nei TG, non lo sono neanche le popolazioni vittime di violenze, sfollamenti, fame e malattie. Negli ultimi anni, MSF ha aumentato i propri sforzi nelle aree di crisi più dimenticate, essendo in molti casi l’unica organizzazione a prestare soccorso a persone che altrimenti non avrebbero nessun tipo di attenzione. Per questo”, conclude Gabriele Eminente, “MSF continuerà a sollecitare i media ad accendere un riflettore sulle crisi umanitarie che rimangono nascoste agli occhi del pubblico, perché siamo sempre più convinti che la pressione dei mezzi di comunicazione e dell’opinione pubblica su governi, autorità o attori umanitari e politici, anche in paesi remoti, può fare la differenza e spingere ad agire in favore delle persone in difficoltà”.

Il rapporto integrale sul sito di Medici Senza Frontiere

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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