Le bugie di Blinken: lotta all’ex Isis per alleati recalcitranti con il mirino sempre sull’Iran

di Ennio Remondino, 30 giugno 2021

Lotta all’ex Isis la versione ufficiale per alleati recalcitranti, e quasi guerra all’Iran le intenzioni neppure troppo nascoste della trinità Usa-israeliano-saudita. Il segretario di Stato Usa incontra la coalizione, mentre Biden bombarda Iraq e Siria, sottolinea e denuncia Alberto Negri.
Vertice paradosso con ministri di Paesi che alla fine hanno anche combattuto il Califfato ma che prima lo avevano favorito o ne erano stati complici.
L’utile stato cronico dell’emergenza
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Vertice paradosso (e presa in giro)

La riunione di Roma anti-ex Isis il trionfo del paradosso: c’erano ministri di Paesi che molto alla fine hanno anche combattuto il Califfato ma che prima lo avevano favorito o ne erano stati complici. «In Iraq l’ascesa dell’allora Isis nel 2014 puntava a far fuori il governo sciita e la presenza iraniana. In Siria l’obiettivo era abbattere Bashar al Assad», ci ricorda Alberto Negri, a verità storica ormai condivisa.

Come un virus sfuggito dal laboratorio

«Quando si sono accorti che usare i jihadisti era un fallimento e si moltiplicavano gli attentati in Europa ispirati dal Califfato, gli occidentali si sono messi a combattere l’Islamic State con i loro complici mediorientali». Quali? Turchia e Israele, ad esempio, almeno nella parte iniziale del loro sostegno più o meno occulto, prima che quell’estremismo politico religioso minacciasse in parte i loro stessi interessi.

Blinken tra Draghi, il Papa e Lapid

Blinken, sempre a Roma, ha incontrato anche il neo ministro degli esteri israeliano Lapid, proprio sul contrastato negoziato sul nucleare iraniano in corso a Vienna. Oltre agli omaggi ai padroni di casa, Mattarella, Draghi e poi papa Francesco. «Siamo molti grati per la leadership dell’Italia perché queste sfide sono al centro dell’agenda globale», ha detto il segretario di Stato.

«Ma quale leadership se sono stati proprio gli americani a far esplodere la Libia insieme a francesi e inglesi lasciando poi che Erdogan occupasse la Tripolitania?», l’arrabbiato ma lucido Negri.

Lotta all’ex Isis tra equivoci e inganni

«L’Isis è nato da una costola di Al Qaeda comparsa in Iraq quando gli Usa hanno abbattuto Saddam nel 2003. Molti dei capi, tra cui lo stesso califfo Al Baghadi, erano stati nelle prigioni americane in Iraq, sostenuti poi anche dagli accordi con le forze baathiste sunnite guidate dall’ex vicepresidente iracheno Izzat Ibrahim al Douri», precisa il manifesto.
«Con l’esercito iracheno sbandato dopo la caduta di Mosul, all’ascesa dell’Isis si è opposto in un primo momento solo l’Iran dei pasdaran del generale Soleimani insieme alle milizie sciite, altrimenti il califfo sarebbe entrato anche a Baghdad».

Affari sporchi in casa Nato

«La penetrazione dell’Isis in Siria è stata favorita dall’ondata di migliaia di jihadisti fatti affluire dalla Turchia con il consenso degli Usa e dei loro alleati occidentali, oltre che delle monarchie del Golfo interessate a far cadere Assad, fedele alleato di Teheran».

Isis contro la Mezzaluna sciita

«Si capisce bene che l’avanzata dell’Isis, che a un certo punto controllava un territorio con 8-10 milioni di persone, è stata appoggiata per far collassare la Mezzaluna sciita sull’asse Teheran-Baghdad-Damasco-Beirut (Hezbollah). E anche la successiva guerra della coalizione anti-Daesh è stata fortemente condizionata da questo obiettivo».

Poi entra in campo la Russia e cambia partita

Ma gli strateghi occidentali e arabi non avevano fatto i conti con la Russia che nel settembre 2015 è scesa in campo a fianco di Damasco, segnando il suo ritorno in forze nel Mediterraneo.
«A quel punto bisognava per forza combattere l’Isis: agli Usa e all’Occidente non restava che rafforzare la presenza militare a cavallo tra Siria e Iraq e a Israele il controllo sul Golan siriano, la cui annessione è stata riconosciuta da Trump».

Alleati per finta e i tradimenti Usa

Tra gli attori meno credibili della coalizione contro Daesh c’è la Turchia. «Erdogan ha fatto finta di combattere l’Isis lasciando che i jihadisti a Kobane massacrassero i curdi siriani alleati degli Usa e poi, usando i suoi militari e le milizie estremiste, occupare parte del territorio curdo siriano non più protetto da Trump».

«Gli Usa hanno abbandonato il loro maggiore alleato alla mercé di quella Turchia che aveva nell’Isis i propri agenti a dirigere le operazioni militari».

Chi più e meglio usa i jihadisti

«Il vero capo dei jihadisti oggi è proprio Erdogan che li manovra in Siria a Idlib e nei cantoni curdi, che li ha usati in Libia per contrastare Haftar e poi nel Nagorno-Karabakh conteso tra Azerbaijan e Armenia. Ora vuole restare in Afghanistan forse per iniziare con i jihadisti un’insorgenza degli uiguri, la popolazione musulmana dello Xinjang cinese».
«Niente di più utile che lottare contro l’Isis e i suoi affiliati per aumentare la presenza militare in Iraq, a cui subito l’Italia ha aderito in nome della stabilità di Baghdad. Ma anche in quel Sahel dove, dal Ciad al Mali, stanno cedendo tutte le certezze di Franc-Afrique: qui l’Italia sta aprendo una base militare in Niger e si prepara a inviare elicotteri d’attacco in Mali».

L’utile stato cronico dell’emergenza

Così dal Medio Oriente all’Africa continua una destabilizzazione infinita, un giorno travestita da lotta al Daesh, un altro dalla necessità di fermare le ondate migratorie. Il Califfato, vero o virtuale che sia, con i suoi epigoni, non deve finire mai: lo esige un dichiarato stato cronico d’emergenza.

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