Le anime di sabbia (02:52)

Roma, 11 aprile 2019 – L’antico, magnifico castello sul mare di Santa Severa ospita fino al 14 aprile la mostra di un singolare scultore romano, Alberto Ricci, il primo al mondo a creare sculture solide con la sabbia utilizzando materiali idonei a renderla compatta. Ha scoperto e ideato queste sculture nelle fonderie dove realizzava i suoi lavori in bronzo, le une come gli altri esposti nella mostra. Le opere in “sabbia scolpita” sono state modellate con la lima e sembrano avere la consistenza di una roccia sedimentaria. E in questi piccoli capolavori si possono ammirare gli effetti sorprendenti ed inusuali che le minuscole particelle di sabbia riescono ad offrire accanto alla meraviglia di riconoscere in esse quelle immagini che la fantasia del vento avrebbe potuto operare nel tempo.

Il video si conclude con una breve poesia da me scritta per l’occasione. Ecco il testo:

Siamo anche noi delle anime di sabbia

dono d’amore della terra all’aria

e dell’acqua alla terra

come i nostri castelli di fanciulli

abbandonati all’energia del vento

Morto all’età di 60 anni nel 2003, Alberto Ricci aveva già avuto modo di fare apprezzare la genialità delle sue creazioni in Italia e all’estero. In un manifesto esposto alla mostra, datato 1965, aveva anche indicato le idee a cui si è ispirato nelle righe che seguono:

Energia  “essenzialismo”. l’arte non morirà. Ogni essere, persona, tempo, sentimento, materia, mondo, universo, infinito…. Il tutto è subordinato ad essa: energia. L’arte è energia qualsivoglia. Ora io dico per quanto sopra descritto che l’energia è e rappresenterà il fulcro di ogni cosa. Quindi una scultura o pittura che si voglia fare ha sempre una sua caratteristica, propria di ogni persona che abbia potenzialmente acquistato una certa energia, infatti ogni essere che nasce e vive nel suo tempo acquista sin dalle origini un suo preciso timbro. E tutto ciò aumenta approfondendo esso. L’opera è sempre un’invenzione continua e valida, ciò che diventa sia la propria essenza. Ogni epoca avrà una precisa caratteristica affinché i figli, che sono di quel tempo, le opere li rappresentano. Per queste mie vedute e pensieri, emano, io  Alberto Ricci, il movimento universale “Energia dell’Essenzialismo”, in Roma fulcro, apice di tutto ad essa.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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