L’assalto al Congresso non solo la pagliacciata nota al mondo, ma i piani di un vero golpe a favore di Trump

da Remocontro, 21 gennaio 2022

Un piano elaborato da un ex colonnello sostenitore di Trump, per ribaltare l’esito delle elezioni presidenziali vinte da Joe Biden e permettere a Trump di restare al potere. Il documento con piano golpista, mosse dei rivoltosi guidati in piazza e contromosse della Casa Bianca in un documento di 38 pagine, il piano di Tora Tora trumpiana rivelato da New York Times e dal Guardian.

La pagliacciata diventa tentato golpe vero

Un ex colonnello dell’esercito, un texano sostenitore di Donald Trump, alla vigilia dell’assalto al Congresso del 6 gennaio scorso, aveva elaborato un piano dettagliato per ribaltare l’esito delle elezioni presidenziali vinte da Joe Biden e permettere a Trump di restare al potere. Con la necessaria complicità dell’inquilino della Casa Bianca. Lo ha scoperto la Commissione d’inchiesta che sta indagando su quanto avvenuto in quella maledetta Epifania.

Il documento esce dalla Casa Bianca

Il documento è stato consegnato alla Commissione dall’ex capo dello staff della Casa Bianca Mark Meadows, che ha affermato di averlo ricevuto via email ma di non averci mai fatto nulla. Nemmeno denunciarlo, sarà la facile accusa, dopo il fatto ormai accertato che l’assalto al Congresso era stato pianificato e attuato da sostenitori di Trump, fra loro anche militari e poliziotti poi arrestati.

Stato d’Emergenza per bloccare Biden

Il file di 38 slide circolava tra alcuni senatori pochi giorni prima dell’assalto a Capitol Hill. Dunque un piano dettagliato per un colpo di Stato negli Stati Uniti che circolava prima dell’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio. Prima la disinformazione e poi il colpo di mano istituzionale favorito da una stato di emergenza nazionale da dichiarare per far fronte ai disordini che, da Capitol Hill, era programmato che si espandessero a macchia d’olio nel Paese.

Dopo le trame russe, quelle cinesi

«Election fraudo, foreign interference & option for 6 Jan», e con la scusa di una presunta (interferenza?ndr) di Pechino in almeno otto stati, tutti ovviamente con voto a favore di Biden. Da quella interferenza quasi di guerra, da diffondere fra i senatori e i membri del Congresso, sarebbero derivati la dichiarazione della stato di emergenza da parte di Trump e l’annullamento della votazione che si era svolta con il voto elettronico. A quel punto, la trattativa col Congresso per trovare un rimedio costituzionalmente accettabile.

Tre opzioni per Trump ancora in sella

Nel piano erano indicate anche tre opzioni che il vicepresidente Mike Pence avrebbe dovuto scegliere per forzare la conferma di Trump alla Casa Bianca, sfruttando il fatto che Pence il 6 gennaio avrebbe dovuto presiedere l’aula di Capitol Hill nella seduta congiunta per la certificazione del voto. Le opzioni prevedevano che 1) fossero dichiarate vincitrici solo le liste a favore di Trump negli Stati chiave (un po’ troppo sporca) 2) o che venissero respinte le liste a sostegno di Biden (anche questa troppo scoperta), 3) o che venisse ritardata la certificazione dei voti in attesa del riconteggio delle sole schede cartacee e guadagnare tempo.

L’ultima opzione, ricorda il Guardian, richiama la soluzione sollevata dai collaboratori più stretti di Trump il 4 e 5 gennaio guidati dagli avvocati Rudy Giuliani e John Eastman, oltre che dallo stratega dell’ex presidente, Steve Bannon.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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