L’arte e il cuore di GIGI

Gigi Proietti, uno dei grandi protagonisti della commedia italiana, è morto stamani, sembra per problemi cardiaci, nel giorno in cui compiva ottanta anni. Per tanti dei quali ha rallegrato le nostre serate. “Il simbolo della romanità migliore” ha scritto qualcuno. Grande attore ma anche, per molti giovani, uno straordinario maestro di recitazione. Non lo dimenticheremo (nandocan)

*** di Massimo Marnetto, 2 novembre 2020 – Giggi se n’è ito, come si direbbe in romanesco per salutare per l’ultima volta Gigi Proietti, un grande artista romano. E’ morto per un colpo al cuore, forse perché l’ha usato troppo in tutto quello che faceva dentro e fuori dalla scena. Con quell’aria scanzonata che neanche l’età gli aveva spento.

Ma dietro alla sua arte non c’era solo lo sberleffo, ma tanta cultura e tecnica. Che ha insegnato con generosità a schiere di giovani attori, partendo dai classici di Shakespeare e dal Globe Theatre, realizzato a Villa Borghese proprio come quello originale.I biografi scriveranno della sua vita con competenza.

A me rimangono i suoi “cavalli di battaglia” con cui fustigava gli atteggiamenti più ridicoli di potenti e di noi tutti semplici spettatori in sala. Che grazie a lui, ridevamo dei nostri vizi, guai, ricordi e fatti comuni e con quelle risate ci vedevamo allo specchio.

Mo me lo vedo che lassù, 
ancora stanco pe' arriva' alla meta
già l'abbracceno Petrolini e er Belli
coll'onori de Roma a n'antro poeta
e ridono insieme come fratelli.
Ciao Giggi!

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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