L’anti scienza, e molto prima degli anti vaccini fu terra piatta

Giovanni Punzo su Remocontro, 9 gennaio 2022

La pandemia e le polemiche attorno al modo per contrastarla – vaccini si vaccini no e pass vari –  ripropongono il tema di una diffusa cultura antiscientifica in Italia. La patria di Galileo Galilei, Alessandro Volta, Enrico Fermi, Antonio Meucci, Guglielmo Marconi, rischia di diventare il paese dell’anti-scienza. Ora, sui vaccini, anche a rischio della vita propria e altrui. Oggi parliamo degli antesignani del negazionismo, delle evidenza scientifiche, che volevano una terra piatta e centro dell’universo col sole che le ruotava attorno. Con una premessa necessarie sul fronte vitale sanitario. 

«Riassunto delle puntate precedenti»

Fronte sanitario e movimenti antiscientifici spesso pericolosi. Esempi recenti, la cosiddetta “cura Di Bella” contro i tumori con la somministrazione di somatostatina e altro. Senza evidenze scientifiche, fu campagna mediatica cavalcata dal centrodestra, Alleanza Nazionale soprattutto. Il trial clinico mostrò la pericolosità del trattamento. Oggi il sito web del “metodo Di Bella”, gestito dai figli dell’ex-professore, ospita argomentazioni contro le vaccinazioni anti Covid e parla di un ‘nuovo ordine mondiale’ da contrastare tramite la recita di un rosario.

«Caso Stamina», scoppiato tra 2012 e 2013. In quella occasione, Davide Vannoni e Mariano Andolina vendevano trattamenti molto costosi a base di “cellule staminali mesenchimali” per curare malattie neurologiche degenerative infantili. Montatura mediatica, sostegno sempre da destra alla ‘libertà di cura’, ma con soldi pubblici. Dopo alcuni tentennamenti, furono bloccati i finanziamenti (tre milioni di euro) per la sperimentazione di un protocollo mai descritto pubblicamente e senza alcun fondamento scientifico. Un tribunale ha poi chiuso la vicenda con una condanna per truffa.

Il processo a Galileo e l’abiura costretta

 ‘Terrapiattista’ oggi, chi nega l’evidenza

Già dalle antiche civiltà medio-orientali che avevano approfondito l’astronomia, la filosofia greca – pare partendo da studi di Pitagora – aveva sostenuto che la terra fosse sferica. Aristotele lo dava per scontato ed Eratostene ne misurò la circonferenza con discreta approssimazione nel III secolo aC. Cristoforo Colombo, come è noto, affrontò il suo viaggio nella più assoluta convinzione di questo fatto e, se non arrivò in Estremo Oriente come sperava, fu perché si trovò davanti le Americhe. Ma nessun altro tra i grandi navigatori oceanici fu nemmeno sfiorato dal dubbio che la sua nave potesse sprofondare all’improvviso dopo aver superato la fine della terra.

Una curiosa scommessa

La teoria della terra piatta ricomparve in Inghilterra nell’Ottocento per una singolare scommessa tra il naturalista gallese Alfred Russel Wallace e John Hampden, direttore di un periodico (pseudo)-scientifico e convinto ‘terrapiattista’, che aveva sfidato un qualsiasi esponente del mondo delle scienze a dimostrare la convessità, ossia la curvatura, di una superficie d’acqua offrendo la ragguardevole somma di cinquecento sterline.

Dietro questo quesito si nascondevano la teoria della terra piatta e un subdolo modo per ribadirla. Wallace vinse facilmente e reclamò la somma messa in palio, ma Hampden si rifiutò di pagare giungendo perfino a minacciare Wallace e finendo per questo in carcere. La diatriba non finì lì e per anni seguaci dell’uno e dell’altro si affrontarono con pubblicazioni e articoli di ogni sorta. Tifoserie schierate, diremmo oggi guardando all’attualità.

Un falso ad arte?

La polemica sulla terra piatta si estese anche in Francia, senza provocare però infuocate discussioni come quelle britanniche. L’astronomo Nicolas Camille Flammarion (1842-1925), fratello dell’editore Ernest Flammarion, oltre a dedicarsi alla ricerca all’osservatorio astronomico di Parigi, fu anche autore di numerosi testi divulgativi in cui mescolò basi scientifiche ed elementi fantastici, tanto da essere ritenuto oggi uno dei padri della fantascienza.

In un altro libro di Camille Flammarion apparve però un’immagine strana (la nostra copertina), apparentemente un’incisione medioevale su legno, in cui un missionario ‘toccava’ il bordo della terra sotto un’immensa semisfera di cristallo. Un abile incisore aveva eseguito la rappresentazione probabilmente sotto la guida attenta di Flammarion, ma quella stessa immagine divenne una vera immagine medioevale che rappresentava la terra piatta.  Fu insomma come dire: «Loro si che ci credevano!»

Attenzione però …

Wallace e Flammarion non erano terrapiattisti e furono anzi due illustri scienziati molto rappresentativi del loro mondo, il mondo della seconda metà del XIX secolo. Si cominciava a pensare che la scienza avrebbe risolto tutti i problemi dell’uomo e nella scienza si riponeva per questo la massima fiducia. Non furono però esenti da contraddizioni: ambedue furono appassionati spiritisti, ma si potrebbe obiettare che il mondo nascosto o l’inconscio non fossero ancora stati esplorati con mezzi moderni e scientifici. Wallace però aveva un’altra piccola pecca: era contrario alla vaccinazione antivaiolosa. Insomma, nulla di nuovo, possibili contraddizioni umane.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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