Landini e l’obbligo del green pass nei luoghi di lavoro

***di Gilberto Squizzato, 11 agosto 2021

Non c’é bisogno di essere Calenda o Faraone per prendersi la libertà, o meglio sentire il dovere, di criticare Maurizio Landini quando – pur essendosi sottoposto personalmente alla vaccinazione- con il vigore di sempre dichiara ingiusto e intollerabile l’eventuale obbligo di disporre del certificato verde nei luoghi di lavoro. E pretende di distinguere le mense aziendali dai ristoranti, con l’intento di esonerare le prime dal green pass. Per non dire dell’ opposizione sindacale alla sospensione dalla cattedra e dallo stipendio dei docenti non vaccinati.

Ho sempre saputo che il sindacato si chiama così perché il suo compito é “sindacare”, cioé confliggere e opporsi (sottinteso: con la proprietà aziendale) per difendere diritti e interessi dei lavoratori. (È la stessa etimologia di sindaco, colui che deve difendere i cittadini.) Il metodo, o meglio il valore fondamentale, su cui si fonda l’etica sindacale é la solidarietà dei lavoratori stessi. Da chi o che cosa il sindacato deve dunque oggi difendere prioritariamente i lavoratori che rappresenta? Credo che siamo tutti d’accordo: dal rischio di essere contagiati e vedere compromessa la propria salute.

Perció non capisco che tipo di solidarietà sia quella a cui si appella Landini quando si schiera con il 10% dei lavoratori ostili al green pass contro i 90 che l’accettano, lo vogliono e lo esibiscono ai compagni di lavoro, come prova della propria volontà di non voler rischiare di essere agenti attivi del contagio.

Si é mai opposto il sindacato alla creazione di condizioni di lavoro sicure, per evitare incidenti, avvelenamenti, contaminazioni? Se un suo iscritto volesse rivendicare il diritto di mettere a rischio l’incolumità di tutti non sarebbe il sindacato il primo a fare opera di persuasione su questo lavoratore, senza scandalizzarsi qualora, ostinandosi individualisticamente a pretendere il diritto di recare potenzialmente danno ai compagni di lavoro, fosse allontanato da fabbrica o ufficio?

Da quale discriminazione pretendono di essere difesi i lavoratori no green pass che quando iscrivono i loro bambini a scuola non ritengono discriminatorio produrre il loro certificato di vaccinazione contro tifo, rosolia, difterite, ecc?

No, pur volendo un gran bene a Maurizio, questa volta sono in totale dissenso da lui e lo dico pubblicamente. Se poi la sua paura fosse di perdere quel 10% dovrebbe capire che così rischia di perdere il 90% che si é vaccinato. La solidarietà mi sembra, per un sindacato un valore non negoziabile.

Già abbiamo visto la contaminazione prodotta nel sindacato dalla tolleranza manifestata nei confronti dei germi razzisti, xenofobi e discriminatori già introdotti, come virus letali, da lavoratori leghisti. Il solo fatto di essere lavoratori non costituisce una franchigia rispetto agli obblighi morali della solidarietà nei confronti di tutti i lavoratori.

Mi spiace Landini, sono proprio convinto che tu stia sbagliando nel tollerare la contaminazione del germe di questo iper-individualismo dei no green pass. Dici che questi lavoratori no vax e no green pass non devono essere sanzionati. Ma non sei tu a chiedere giustamente che vengano sanzionati i datori di lavoro che non tutelano le inderogabili regole di sicurezza a tutela dei loro dipendenti?

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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