L’America sul Pacifico arma l’Australia e l’Atlantico che la separa dall’Europa si fa più largo

da Remocontro, 17 settembre 2021

Prima, il ritiro caotico dall’Afghanistan, gestito quasi in solitaria dagli Usa, senza coinvolgere i partner europei dell’Alleanza Atlantica nel dettaglio dei piani militari. Ieri a Bruxelles arriva una doccia ancora più fredda.
Joe Biden, l’alleato ritrovato dopo la parentesi Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti, presenta la nuova alleanza anti-cinese con Gran Bretagna e Australia senza dire nulla né a Berlino, né a Parigi, né a Roma, men che meno nelle altre capitali minori dell’Ue.
Patto Aukus anti-Cina per sottomarini nucleari all’Australia, Europa ignorata e umiliata da Biden – Imbarazzo Ue: neanche avvisati dell’accordo, mentre la Casa Bianca tira fuori piani fumosi sull’Indo-Pacifico. Furibonda la Francia: “Biden come Trump”. E anche sulla Manica si annuncia burrasca
.

Il premier australiano Morrison all’Eliseo

Ancora ‘America first’

Washington si muove con Australia e Gran Bretagna senza nemmeno avvertire l’Ue . «Non eravamo stati informati», dalla Commissione Europea. Sintesi commento per non dire troppe brutte cose. Che non si risparmia invece la Francia. Parigi accusa Washington e Canberra (e Londra, anche se non la cita) di non rispettare «il multilateralismo basato sulle regole di diritto». Banditismo commerciale da parte dell’Australia, e colpo alla schiena da Stati Uniti e perfida Albione. Conti da saldare in casa Nato. Il ministro degli Esteri, Jean-Yves Le Drian, «pugnalata nella schiena», di «fiducia tradita». Per la ministra della Difesa, Florence Parly, una «bruttissima notizia per il rispetto della parola data».

«Non lo sapevo. E presumo l’accordo non sia stato fatto in una notte, ma preparato per tempo», si lascia finalmente scappare l’Alto Rappresentante Ue per la politica estera Josep Borrell.

Imbarazzo europeo e oltre

A Bruxelles l’imbarazzo è totale, proprio nel giorno in cui la Commissione Europea lancia la sua strategia sull’Indo-Pacifico, tentando – in ritardo – di piazzare gli interessi europei in un’area di influenza cinese e insieme di crescenti tensioni anti-Pechino, segnala Angela Mauro sull’HuffPost. «Area che ormai rappresenta il nuovo centro di gravità del mondo in termini geopolitici ed economici», dice Borrell, in quanto stanno lì «il 60 per cento del pil globale e due terzi della crescita globale. La regione è al secondo posto tra i destinatari degli export Ue». «Quanto è accaduto, dimostra ancor di più l’importanza della nostra strategia sull’Indo-Pacifico, ne rafforza il tempismo».

Capisco che a Parigi siano arrabbiati, ma quanto è accaduto è anche una sveglia per gli europei: dobbiamo lavorare insieme in modo coordinato…

Non solo Parigi tradita

«I toni aspri sono rari in diplomazia, soprattutto nei confronti di alleati», commenta Anna Maria Merlo da Parigi, sul Manifesto. Ma questa volta, tutto il possibile prima di una rottura diplomatica formale è stato detto. Direttamente all’Australia, mentre con Washington il tempo dei conti in sospeso prima o poi verrà. «La Francia prende atto delle decisione appena annunciata, una decisione contraria allo spirito e alla lettera della cooperazione che prevaleva tra Francia e Australia, basata su relazioni di fiducia». Poi la scelta americana di escludere un alleato e partner europeo come la Francia da una partnership con l’Australia, «nel momento in cui facciamo fronte a sfide senza precedenti nella regione indo-pacifica».

Veleno tecnico militare in coda. Canberra non dispone delle competenze e delle infrastrutture per costruire e mantenere i 12 sommergibili a propulsione nucleare. E i tempi per renderli operativi potrebbero essere molto lunghi.

Articoli recenti:

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: