L’America di Kyle, ragazzo killer che a 17 anni uccide 2 manifestanti antirazzisti e ora viene assolto

da Remocontro, 2 dicembre 2021

Kyle Rittenhouse a 17 anni ha un fucile mitragliatore, uccide due persone e ne ferisce una terza durante le proteste razziali nell’estate del 2020 a Kenosha, in Wisconsin. Ieri è stato dichiarato non colpevole, dopo aver sostenuto di aver agito per legittima difesa.
Sentenza da ricordare: venerdì 19 novembre 2021. Joseph Rosenbaum, 36 anni e Anthony Huber, 26 anni, uccisi e Gaige Grosskreutz, 28 anni ferito gravemente, per colpa loro.
Kyle, assassino baby, rischiava l’ergastolo per omicidio e altri quattro capi di imputazione. Resta, invece, un libero cittadino, pronto a crescere bene, emblema vivente del sistema giudiziario statunitense.
Il governatore del Wisconsin, il democratico Tony Evers, temendo disordini per la sentenza ha già mobilitato 500 militari della Guardia Nazionale, per ora in attesa fuori città.

«Non c’è stata giustizia per Anthony e per le altre vittime»

La famiglia di uno dei giovani uccisi, Anthony Huber, ha diffuso una nota piena di amarezza: «Non c’è stata giustizia per Anthony e per le altre vittime». La giuria popolare (formata come?) ha accolto la tesi dei legali di Kyle: il ragazzo agì per legittima difesa: «sparò per salvarsi la vita». Rigettati tutti gli indizi messi insieme dalla Procura, anche grazie all’utilizzo dei droni. Secondo il pubblico ministero invece, «Rittenhouse era in cerca di guai, quella notte, insieme con i suoi compagni della milizia».

Ora Kile, vero un caso nazionale

Le fasi principali del processo sono state trasmesse in diretta dalle tv. Ancora una volta si riaccende la polemica sull’uso delle armi, sulla nozione di autodifesa, radicata nel Secondo emendamento della Costituzione americana.

La ricostruzione degli eventi

Agosto del 2020, ancora l’estremismo trumpiano, gli Stati Uniti scossi dalle manifestazioni di «Black Lives Matter», dopo l’uccisione di George Floyd, a Minneapolis. Il 23 agosto un poliziotto colpisce con sette proiettili alla schiena l’afroamericano Jacob Blake, 29 anni. L’uomo stava cercando di sedare un alterco tra due donne. Stando all’avvocato della famiglia, Patrick Salvi, Blake non era armato. L’uomo rimarrà semi paralizzato. Dilagano le proteste, con scontri notturni tra attivisti e la polizia. Per tre notti consecutive Kenosha è terra di nessuno.

Quel maledetto 25 agosto

È da poco passata la mezzanotte, quando un ragazzo con un cappellino da baseball girato al contrario si muove lungo Sheridan Road, nel centro della città. Porta a tracolla un fucile a canna lunga. Dalle immagini si direbbe un mitragliatore semiautomatico Ar-15, «in vendita come se fosse un attrezzo da giardinaggio in gran parte dell’America», sottolinea Giuseppe Sarcina sul Corriere della Sera.

La «Kenosha Guard»

Si scoprirà più tardi che si chiama Kyle Rittenhouse e che fa parte di «una milizia armata», la «Kenosha Guard». Si sono dati appuntamento via Facebook per «proteggere la proprietà», un benzinaio e alcuni negozi vicini. Kyle avanza nella strada buia. Un gruppetto di manifestanti lo insegue, lo raggiunge. Qualcuno lo butta a terra e tenta di disarmarlo. Ma la reazione è furibonda. Partono diversi colpi: si vede un corpo sull’asfalto. Kyle ora ha il tempo di rialzarsi e di fuggire. Scompare nel nulla ma la mattina dopo viene arrestato ad Antioch, in Illinois: ha soltanto 17 anni.

L’assoluzione allora di Trump

La vicenda diventò immediatamente politica, con l’intervento dell’allora presidente Donald Trump a favore dell’accusato, assolto prima ancora del processo. Il dibattimento in aula si è concentrato sulle intenzioni di Kyle, mentre restano aperti gli interrogativi di fondo, sottolinea il Corsera. «È giusto consentire a un privato cittadino, specie se minorenne, di girare per le strade con un fucile automatico, caricato con trenta proiettili?».

Articoli recenti:

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: