L’affollatissima e sempre più estrema destra francese, a rotta di collo

da Remocontro, 21 gennaio 2022

Oltre a Marine Le Pen ed Éric Zemmour, alle elezioni presidenziali ci sarà anche la candidata dei Repubblicani, Valérie Pécresse. Per la prima volta il partito di de Gaulle, Pompidou, Chirac e Sarkozy ha una donna candidata alle elezioni presidenziali, ma molto più a destra dei suoi predecessori a cui dice di richiamarsi, quasi a confondersi politicamente con i concorrenti Marine Le Pen ed Éric Zemmour.
Temi politici classici della destra, meno migranti, meno debito, meno globalizzazione.
Slogan finale ‘Orgoglio francese’ con cui Valérie Pécresse ha vinto le primarie del partito dei Repubblicani con il 61% dei voti, contro il 39% del suo sfidante Eric Ciotti.

A destra della destra, Francia a rotta di collo

Mai così tanti ed agguerriti e radicali candidati della destra francese in corsa per l’Eliseo. Segnale politico del forte mal di pancia nazionale, ma non della possibilità di vittoria. In questa settimana il dibattito politico era stato assorbito quasi interamente dalla candidatura del polemista di destra Éric Zemmour, slogan e faccia che difficilmente puoi dimenticare. E già prima, decine di analisi e commentatori a cercare di capire quanto la candidatura della destra aggressiva modello trumpiano, allora solo probabile, avrebbe danneggiato la longeva leader della destra radicale francese, Marine Le Pen. Ieri il colpo peggiore, almeno per la destra. Mentre forse la squadra Macron ha di che festeggiare: nelle primarie dei Repubblicani, il più popolare partito del centrodestra, vince Valérie Pécresse con il 61% dei voti, contro il 39% di Eric Ciotti.

Le quattro sfumature di destra francese

Alle elezioni presidenziali quindi l’elettorato francese si ritroverà a scegliere, nel lato destro, fra almeno due candidati ufficialmente di estrema destra (Zemmour e Le Pen), una candidata di destra-destra (quasi estrema) dei Repubblicani, e un presidente della Repubblica che nel corso del suo mandato si è spostato progressivamente sempre più a destra, cioè Emmanuel Macron, come segnala il Post.

Nazionalismo alla francese

«In Francia va registrato uno sconcertante ritorno del pensiero ultranazionalista», ha scritto di recente l’Economist in un allarmato articolo sui toni della campagna elettorale. E proprio le primarie e le scelte dei Repubblicani dimostrano che le differenze di idee e valori fra i vari candidati in campo sono sempre più ridotte.

La destra tradizionale europea si estremizza

Per molto tempo il partito Repubblicano ha avuto i tratti del tipico partito di centrodestra europeo: moderatamente tradizionalista e liberale sui temi economici e civili. Il berlusconismo in Italia, per aiutarci a capire, sotto i colpi di una Lega aggressiva, spesso quasi eversiva, e l’opposizione neofascista di Fratelli d’Italia. Il progressivo spostamento a destra dell’elettorato e del dibattito pubblico in Francia ha ragioni diverse e complesse.

Le ragioni dello scontento

Slogan elettorale e problema reale, la mancata integrazione di una grossa fetta della popolazione francese di origini coloniali, «e un costante sgretolamento dell’immagine che la Francia aveva fino a qualche decennio fa», annota ancora il Post. Una Francia travagliata in casa e peggio alle ex porte di casa, in Africa, prima si confonde e poi scivola progressivamente a destra. E il partito che fu di De Gaulle finisce ad avere come suo ultimo presidente il condannato Nicolas Sarkozy.

La moderata pentita

Valérie Pécresse ha 54 anni, è la presidente della regione dell’Île-de-France e ha una lunga storia all’interno del partito: fu collaboratrice di Jacques Chirac e più volte ministra con Sarkozy. Nel 2019 aveva lasciato il partito accusandolo proprio di essersi spostato troppo a destra. Paradosso e forse polemica solo interna. Le Monde nota che Pécresse «non ha mai davvero interrotto i legami col suo vecchio partito», e infatti si è ripresentata con buon successo alle primarie in corso.

‘Baricentro della destra’ e voti da tutti

In campagna elettorale Pécresse ha parlato spesso di immigrazione, definendosi «una donna d’ordine», e proposto di eliminare l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Più di recente si è definita «il baricentro della destra» in una intervista radiofonica dopo avere raggiunto la fase finale delle primarie. Una leader dal profilo istituzionale e vicino agli ambienti più moderati e pragmatici del partito.

Il trumpismo in Francia non è gradito

Se Pécresse si è buttata verso destra solo di recente, il suo sfidante Eric Ciotti ci è sempre stato. Ma forse ha esagerato, quando ha promesso la costruzione di una “Guantanamo francese”, su modello della controversa e contestata prigione che gli Stati Uniti gestiscono sull’isola di Cuba. Di recente aveva anche detto che su molti temi si trovava d’accordo con Zemmour. Meglio scegliere una destra dal volto un po’ più rassicurante e piacevole.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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