La vicenda inquietante dei vaccini

***di Giovanni Lamagna, 20 febbraio 2021 – Questa storia dei vaccini che le regioni starebbero tentando di acquistare in maniera autonoma, ognuna per conto proprio e saltando il ruolo dello Stato italiano, è per me allucinante, oltre che emblematica. Ad un livello oramai limite e non più sopportabile, della confusione istituzionale, che già da tempo caratterizza il rapporto tra Stato e Regioni in Italia, ma che è esplosa in maniera clamorosa nel corso di questo ultimo anno caratterizzato dalla disastrosa emergenza pandemica.

Numerose sono le domande inquietanti che pone la vicenda:

1. Ma allora i vaccini ci sono o non ci sono sul mercato internazionale?

2. Non è che le aziende farmaceutiche hanno creato un mercato parallelo, fingendo di avere problemi di produzione, per poter ricavare ancora di più dalla loro vendita?

3. Se si crea una sorta di mercato parallelo, diciamo pure nero, è ovvio che si scatena la corsa all’accaparramento (delle Regioni, ad esempio), a chi fa prima a procurarsi le dosi; e lo Stato cosa fa ? sta a guardare? permette iniquità di trattamento tra i suoi cittadini?

4. Se le Regioni arrivano a procurarsi il vaccino prima dello Stato e dei vaccini c’è ancora penuria rispetto alle richieste, questo quali conseguenza avrà? che i ritardi dei vaccini promessi allo Stato si faranno ancora maggiori? e, magari, si faranno maggiori anche le richieste economiche che le case farmaceutiche faranno allo Stato, in base alla legge della domanda e dell’offerta?

5. Possono gli Stati tollerare un tale mercimonio, oltretutto di fronte ad una tale tragedia umanitaria? lo può ancora di più tollerare una comunità sovranazionale qual è l’Unione Europea? non avrebbero entrambi (Stati e UE) il diritto (e, forse, anche il dovere, per tutelare la salute dei loro cittadini) di requisire in maniera forzosa i prodotti, in nome di un bene primario e prioritario: la salute collettiva? o, meglio ancora, di impadronirsi dei brevetti e di garantirsi nel più breve tempo possibile la produzione autonoma dei vaccini, senza dover sottostare ai tempi (e forse ai ricatti) delle industrie farmaceutiche? Se non ora, quando?

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Di questi tempi l’accusa più infamante che ci si possa sentire rivolgere, quella che in una discussione ti toglie ogni possibilità di controbattere e ti tramortisce definitivamente, è la seguente: “la tua posizione è ideologica!” In genere la utilizzano quelli che, a loro volta, fanno ricorso ad una ideologia. Con la differenza che la tua è stata sepolta dalla Storia ed appare oramai perdente. Mentre la loro spopola, è entrata nel senso comune, ha costruito egemonia culturale.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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