La riforma del Senato e lo Yoghurt

renzi-boschiPrima di lasciare la parola a Piero Filotico e al suo salato commento all’intervista di ieri del ministro delle riforme, voglio dire la mia sulla “marcia forzata” imposta dal governo Renzi al percorso delle riforme. E’ ormai evidente che il rispetto delle scadenze sia diventato per loro una vera ossessione, tanto da non voler neppure entrare nel merito delle correzioni – anche autorevolmente proposte – al  patto con Berlusconi. Ora che si profila, come riconosce perfino Paolo Romani, una maggioranza parlamentare alternativa per il superamento del bicameralismo perfetto, il presidente ripete e fa ripetere ai suoi: “vogliono solo rallentare  la riforma per impedirci di portare a casa il risultato in tempo per le europee”. Una vera ossessione, ma lucida secondo me. Ha capito che dopo anni di promesse non mantenute e di riforme mancate, un “governo del fare” che riesca a portare a termine un programma impegnativo di riforme, non importa quali, è già di per se una ricetta vincente. Crede che un qualsivoglia successo elettorale, prima di andare in Europa a cercar di ottenere la vera risposta alla dura crisi economica e occupazionale, rappresenti la strada obbligata per salvare non solo la  sua faccia, ma davvero l’Italia. Perché “dopo di lui il diluvio”: non lo dice ma lo fa capire. E sono in molti a crederci (nel Pd li ha fatti eleggere lui), anche se probabilmente non quelli che, col referendum del 2006, bocciarono clamorosamente  una riforma costituzionale non  peggiore di questa. Il 65 per cento dei votanti. Non sarà mica riuscito a convincerli tutti? (nandocan)

da Piero Filotico, 23 aprile 2014 – A leggere l’intervista al ministro delle Riforme Maria Elena Boschi mi è venuto in mente questo paragone, forse irrispettoso ma coerente con le sue dichiarazioni. Dice il ministro:  “La riforma va approvata entro il 25 maggio per essere credibili negli incontri europei fissati subito dopo“. Una scadenza molto più rigida delle scritte che si trovano sui prodotti alimentari dove in genere si ‘consiglia’ di consumarli entro una certa data. Qui no: la scadenza è a breve e improrogabile.
Per di più, che la ‘credibilità’ del nostro Paese di fronte all’Europa dipendesse dall’abolizione del bicameralismo entro e non oltre una certa data è per me un fatto assolutamente nuovo. Pensavo (e penso, come la stragrande maggioranza degli italiani) che siano di altre dimensioni i problemi su cui si basa la caduta di prestigio dell’Italia e mi permetto di dubitare che le nostre sorti a Bruxelles siano legate all’abolizione del bicameralismo. Sai che gliene frega, all’alta finanza internazionale e tedesca in particolare, del nostro Senato.

Per sostenere la tesi della necessità di un Senato non elettivo, il ministro ricorda poi che già l’Ulivo (quasi vent’anni fa) proponeva la medesima formula. Vero. Dimentica però, purtroppo per lei, che all’idea si manifestò – come oggi – una notevole contrarietà, che esisteva tutt’altro contesto e soprattutto che all’epoca vigeva una legge elettorale ancora degna di questo nome.  Mentre il progetto della nuova legge presenta tante di quelle falle da risultare quasi peggiore della precedente, il porcellum di triste memoria.  Sempre alla ricerca di argomenti e per controbattere la riforma contenuta nella proposta Chiti (che ribatte qui), la Boschi ritira poi fuori la storia del “rispetto per i cittadini che si sono espressi su questo a larga maggioranza“: ma chi? Quelli delle primarie che hanno eletto Renzi come segretario del Pd? E che c’entra questo con i progetti del governo? Il programma che gli elettori del Pd approvarono col loro voto nel 2013 è quello che fu presentato da Bersani e non prevedeva alcuna ‘riforma’ del Senato.

Ma non basta. L’obbediente e disciplinata ministro se la prende, piccata, con gli autorevoli e numerosi costituzionalisti contrari: “Loro fanno i professori, noi abbiamo la responsabilità delle scelte. Anche istituzionali“. L’irritazione per chi non condivide progetti e programmi del leader è palese, ma l’interpretazione della ‘responsabilità’ è, a dir poco, inesatta.  Non spetta al Governo proporre riforme costituzionali. E infatti perfino l’ANPI ha preso posizione su questo punto, lanciando un monito allarmato in cui, tra l’altro, dichiara  che “si continua nel cammino – anomalo – già intrapreso da tempo, per cui è il Governo che assume l’iniziativa in tema di riforme costituzionali e pretende di dettare indirizzi e tempi al Parlamento”. Vale la pena di leggerlo tutto, ve l’assicuro: sono cittadini come noi e notano le stesse cose di cui si è parlato abbondantemente (anche qui, per esempio) e quindi risparmierò generosamente i miei pochi fedeli lettori.

Al 25 maggio manca un mese circa. E mi viene da pensare a quella commissione dei 75  che il 15 luglio del 1945 ricevette l’incarico di scrivere il progetto di Costituzione. Erano previsti tre mesi di lavoro, ma ce ne vollero quasi trenta, per la definitiva approvazione il 22 dicembre del 1947. In quella commissione c’erano personalità del calibro di Ruini, Aldo Moro, Giuseppe Dossetti, La Pira, Calamandrei, Costantino Mortati, Antonio Giolitti, Nilde Jotti, Concetto Marchesi, Lelio Basso, Paolo Rossi, Aldo Bozzi e tante altre intelligenze che si dedicarono al compito con scrupolo, talento, dedizione.
Oggi abbiamo Renzi e la Boschi.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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