La Renzistenza. Caffè del 22

Mineo Renzi***di Corradino Mineo22 aprile 2015 – La Renzistenza. Scrive Massimo Gramellini: “Moro e Fanfani si pugnalavano dietro le quinte, però a nessuno dei due sarebbe mai venuto in mente di escludere il rivale da una cerimonia ecumenica del partito”. Invece alla Festa dell’Unità, dedicata nientemeno che ai 70 anni della Resistenza, “non risultano invitati gli esponenti della minoranza: Cuperlo, Civati, Speranza, persino Bersani”.  In fondo è questo il selfie (Matteo così capisce!) dello “Scontro finale sull’Italicum”, Corriere della Sera. La sostituzione di ben 10 deputati Pd dalla commissione competente, perché intendevano emendare la legge elettorale, e la conseguente clamorosa protesta: “Opposizioni sull’Aventino”, Repubblica. “Ma Renzi non si ferma”, la Stampa. 

 Cassa integrazione. Quanto al Pd, Giannelli la vede così: una panchina con Bersani che dice “attaccamento alla Ditta”, Bindi riflette, Cuperlo constata: “il Principale ci ha messo in cassa integrazione”. Evidente che l’ex segretario, gli ex presidenti, come l’altro sfidante alle primarie, Civati, e i predecessori, Letta e Prodi, siano stati accompagnati alla porta. Possono scegliere se andare a insegnare a SciencesPo, a Parigi, come Letta, o dare battaglia con dignità e trovarsi fuori dal fu-Pd, oggi Partito di Renzi, o Partito della Nazione. Non c’è spazio – non c’è mai stato da quando Matteo vinse le primarie – per un vero dibattito politico nel Pd. Solo un simulacro di confronto, con il Segretario che detta la linea, la impone con frasi a effetto, le solite: “no alla Palude”, “sono vent’anni che discutiamo”, “non posso perché Berlusconi non vuole”, “no, perché i 5 Stelle non dialogano”, “non temete, c’è un posto per voi!”.

I rischi della corsa solitaria. “Una riforma cruciale, qual è la legge elettorale, – scrive Stefano Folli – meritava di essere approvata da una platea vasta, com’era nelle intenzioni originarie. Invece, salvo incidenti di percorso provocati dal voto segreto, sarà una vittoria di Pirro. L’ostinazione di un uomo solo al comando che sventola la bandiera strappata al nemico”. Antonio Polito si chiede cosa ci sia dietro “L’urgenza (sospetta) del premier di chiudere la partita anche a costo di fare la figura di chi reprime il dissenso nel suo partito e in Parlamento” È probabile, si risponde, che dietro  “ci sia l’urgenza di disporre al più presto dell’arma finale della legislatura. Con l’Italicum, Renzi conta di andare al voto per  sottoporre gli italiani a una scelta secca: “io o Grillo, io o Salvini” e garantirsi altri 5 anni a Palazzo Chigi. Polito ritiene però che questa minaccia gli farà perdere il sostegno trasversale e trasformista di cui gode in Parlamento. E allora, per il governo, saranno guai veri.

La guerra unisce i pavidi. “L’Unione Europea: in guerra contro i trafficanti di uomini”, Stampa. “La UE: pronti a azioni militari” Repubblica. Washington Post pubblica un fotomontaggio: tutti i capi di stato europei che si tenevano stretti il giorno dopo la carneficina a Charlie Hebdo, si tengono ancora stretti ma su un barcone alla deriva.  Certo, colpiamo le basi e distruggiamo i barconi, Corriere. Certo gli scafisti meritano di morire come i negrieri lo avrebbero meritato. Oltretutto “La strage colpa dello scafista” al timone drogato e ubriaco, incalza Repubblica. Laura Boldrini – che nella sua prima vita era responsabile ONU per i rifugiati. dice che questo non fermerà l’esodo. Il Fatto scrive “1700 morti in più nel 2015 per risparmiare 30 milioni”. Papa Francesco ripete che somali, maliani e siriani sono fratelli che fuggono dall’orrore. In Tv Salvini li attacca tutti e nessuno li difende. Perché fra 40 giorni si vota, cazzo!

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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