La paura dell’ultimo volo da Kabul. Chi perde tutto chi ci guadagna sempre

da Remocontro, 20 agosto 2021

All’aeroporto di Kabul prosegue il calvario di chi cerca di mettersi in salvo, mentre i Talebani iniziano a schedare i «nemici». Chi resta e ha collaborato con gli occidentali teme il peggio. Proteste represse in tutto il Paese nel giorno dell’indipendenza dietro la bandiera nazionale afghana alternativa al vessillo talebano.
Unama, la missione dell’Onu in Afghanistan ha deciso, per il momento, di trasferire il personale in Kazakhistan. Lo stesso per le altre agenzie delle Nazioni unite.
Dati Intercept, nei 20 anni di guerra afghana, le azioni delle principali industrie armiere Usa hanno prodotto un rendimento dell’872%

Zindabad Afghanistan!

«Zindabad Afghanistan, zindabad Afghanistan!». Lunga vita all’Afghanistan cantano i manifestanti a Jalalabad, nella provincia orientale del Paese, nel giorno dell’anniversario dell’indipendenza dagli inglesi ottenuta nel 1919 da re Amanullah Khan. Lo stesso avviene a Kabul, dove i manifestanti vengono dispersi dai Talebani con la forza, racconta Giuliano Battiston sul Manifesto.

Ultimo volo

«Ma il dramma lo vedi tutto all’aeroporto della capitale, dove migliaia di persone cercano di essere evacuate e premono sui cancelli d’ingresso, spesso sono respinte violentemente dai Talebani e anche dai soldati Usa che devano dividere chi può partire e chi deve restare». Chi sì e chi no, e per molti afghani potrebbe essere sentenza di vita o di morte. Voli umanitari stracolmi, fin che dura, con i talebani che ora controllano, schedano e spesso fermano chi cerca di raggiungere l’aeroporto.

Chi non scappa e prova a resistere

Tra quanti restano, c’è chi prova a resistere. «Nella capitale decine di persone hanno trasportato per le strade del centro una bandiera di circa duecento metri. Il tricolore nazionale, simbolo di unità, in molte aree ammainato dai Talebani e sostituito con la bandiera dell’Emirato islamico». Manifestazioni circoscritte, ma significative, ribadisce Battiston. Ma sono anche i talebani ora ad avere molti più problemi difficili da risolvere.

Cambiati i talebani ma anche la società

«Oltre a chiederci come sono cambiati i Talebani in questi venti anni di guerriglia e clandestinità, dovremmo guardare a quanto è cambiata la società. I Talebani sanno che non è più la stessa. L’amnistia annunciata pochi giorni fa ha un valore di propaganda. Serve a rassicurare la popolazione e la comunità internazionale. Ma serve anche a reclutare personale, quadri intermedi, tecnici. Coloro che dispongono di quelle competenze che i Talebani – maldestri governanti al tempo dell’Emirato e poi feroci guerriglieri – non hanno».

I soldi l’ultima prova di forza Usa

I soldi come ultima arma degli Stati uniti sui Talebani. Washington ha congelato circa 9,5 miliardi della Banca centrale afghana, convincendo anche il Fondo monetario internazionale a congelare dei prestiti. Mossa probabilmente sbagliata e quasi certamente inutile, visto che due analisti di grande prestigio, già sul New York Times del 18 agosto, spiegano che i soldi verranno dalle rotte commerciali e dai posti di confine. I primi a essere conquistati, va ricordato, nella campagna militare che ha portato a Kabul.

Mondo in crisi, chi ci guadagna sempre

Secondo un’analisi condotta da The Intercept, l’acquisto di 10mila dollari in azioni tra i principali fornitori militari del governo Usa (Boeing, Raytheon, Lockheed Martin, Northrop Grumman e General Dynamics) effettuato il 18 settembre 2001 -inizio della campagna afghana- varrebbe oggi, con utili reinvestiti, oltre 97mila dollari. Rendimento dell’872%. Lettura politica di Francesco Vignarca Giorgio Beretta, esponenti dei movimenti pacifisti e per il disarmo, ma numeri incontestabili. Un semplice accenno sul tema, per ora, legato comunque alla stretta e drammatica attualità di oggi.

Armamenti da paura a perdere

Secondo i calcoli dei media statunitensi, in due decenni, gli Stati Uniti hanno speso circa 83 miliardi di dollari in equipaggiamenti e addestramenti delle forze di sicurezza afghane. Da dati ufficiali, gli States hanno trasferito alle forze afghane 75.898 veicoli, 599.690 armi, 162.643 apparecchiature di comunicazione, 208 aerei e 16.191 mezzi di intelligence, sorveglianza e ricognizione. «Non è chiaro esattamente quante e quali armi siano cadute nelle mani dei talebani, ma l’amministrazione Biden ha già riconosciuto che si tratta di una discreta quantità», ammette l’advisor per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Jake Sullivan.

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