La passione a Roma, in Kenya, a Gerusalemme.

***di Corradino Mineo4 aprile 2015 – “Pasqua, una festa per tutti”, scrive Enzo Bianchi sul Fatto Quotidiano: “è l’amore che vince sulla morte”. E Altan lo ripete a modo suo, prendendoci in giro: “Per il partito è una via crucis”. “Non montiamoci la testa. Lui è risorto”. Il Corriere apre con il Papa: “Uccisi nel silenzio complice”. La fotografia di un pavimento ingombro di corpi giovani e senza vita: “Facevano telefonare gli studenti a casa e li uccidevano con un colpo alla nuca”. 322 cristiani ammazzati ogni mese. Quest’anno il Golgota – straordinarie le immagini del Papa, ricurvo, tra gli ulivi e le rovine del Colosseo –  si è spostato in Kenya, tra Nairobi e il confine somalo. Francesco ha fatto portare la croce dalle suore che venivano dall’Iraq, l’ha fatta seguire dai cattolici di Siria e Nigeria. “Colpiti sotto i nostri occhi, ora fermiamo le violenze”. In nome dell’unico Dio!

“Nucleare, la festa a Teheran, la rabbia a Gerusalemme” scrive la Stampa. Dicano pure gli ayatollah che l’accordo di Losanna è stata “una vittoria di Dio”, risarcimento per il martirio di Husseyn, nipote di Maometto, il giorno dell’Ashira dell’anno 680, a Kerbala. La gioia che sprizza da Teheran è festa di giovani, musulmani e non musulmani, ragazze persiane che gridano: “ricomincia la vita”. È questa l’Iran che ha vinto a Losanna, che vuole ora il suo posto tra le nazioni colte e progredite. Il Presidente (eletto) Rohani, stretto tra Consiglio della Rivoluzione (islamica) e sentimento della nazione persiana, promette: “Noi non mentiamo, ora cooperiamo con il mondo”.

“La rabbia di Israele”, Repubblica. Rabbia sì, e smarrimento. Mai avrebbero pensato i nostri fratelli d’Israele che potesse venire al gran giorno la distanza (politica) tra Washington e il loro governo. Ieri hanno condiviso la passione dei cristiani. Perchè non si fidano dell’Iran, ricordano Ahmadinejad che minacciava di cancellare Israele, e (dopo la guerra portata in Libano ad Arafat e ai palestinesi) con timore hanno visto crescere la forza di Hezbollah ai confini. Lo scrittore Etgar Keret, ammette: “Benjamin  ha allontanato il mondo, ora ne paga le conseguenze”. Netanyahu ora dice: “No all’accordo se Teheran non accetta Israele”. Avrebbe dovuto dirlo prima e partecipare alle trattative! 

Io – lo sapete – credo nella società civile iraniama e temo l’unità indistinta dei sunniti. È allarmante che i fratelli musulmani, vittime di Al Sisi, appoggino la guerra di Al Sisi nello Yemen. Terribile che, secondo il giornale Al-Hayat, Al Zawahiri vorrebbe sciogliere Al Qaeda e confluire nel Califfato. Con Al Nusra, Shabab, Boko Haram diverrebbero il braccio armato coperto della coalizione sunnita e anti sciita. L’esercito dell’ombra, che fa il lavoro sporco, che scanna cristiani e terrorizza l’occidente, affinchè la monarchia più ricca e corrotta possa vigilare (per qualche decennio ancora) sui luoghi sacri dell’Islam. Stati Uniti e Europa: dovrebbero dire: nessuna alleanza, politica o economica, con le monarchie arabe, con Egitto e Turchia se non diranno che i terroristi sunniti sono nemici di Allah.

In Italia Silvio restò solo. Abbandonato da Bondi e pure dal suo candidato in Puglia, che gli preferisce Fitto. Unico sollievo: ieri Renzi ha licenziato il disegno di legge sulla Rai. Una proposta che consegna l’azienda al controllo pieno del governo: 2 consiglieri di maggioranza e due del governo -4 su 7-, un amministratore delegato, con ampi poteri di nomina e di spesa, scelto da Palazzo Chigi. La delega al governo per decidere (entro un anno) che ne sarà del canone. Delega per riformare la Gasparri, legge che sanciva (l’ex?) duopolio Rai – Mediaset.

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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