La partita della salvezza

di Raniero La Valle, 23 dicembre 2021

Sono state rese note prima di Natale alcune cifre della tragedia umana in corso oggi nel mondo. Anzitutto le cifre della pandemia: nel dibattito pubblico qualcuno parla di colpi di coda della sua irruenza, ma essa sembra ben lontana dalla fine. Incalza in Europa, mentre il noto virologo americano, consigliere di Biden per la salute, Antony Fauci, dice che la fine della crisi globale è ancora lontana. La variante Omicron si sta diffondendo con straordinaria rapidità in Sudafrica, ed ha attecchito in 40 nazioni oltre che in 15 Stati americani dove si sono registrati in questi giorni 800.000 morti e 50 milioni di casi. La scienza ci ha dato i vaccini, ma delude le speranze nella soluzione della crisi.

Scorrono intanto fiumi di danaro per le armi.

Secondo dati citati da cinquanta Premi Nobel per la Pace che hanno chiesto ai governi una riduzione della spesa militare del 2 per cento all’anno per cinque anni, questa spesa ha raggiunto i 2000 miliardi di dollari statunitensi all’anno.
L’incrocio tra questi dati e la ricorrenza del Natale suggerisce un interrogativo oggi caduto nel silenzio ma che fino all’avvento della modernità aveva percorso tutta la storia umana almeno in questa parte del mondo: che cosa ne è della salvezza dell’umanità? C’è una salvezza che ci possiamo attendere e sperare?

le risposte delle fedi religiose

A questa domanda si sono succedute nel tempo le risposte delle fedi religiose, l’ebraica, la cristiana, l’islamica. Ancora nel secolo scorso un grande filosofo, Heidegger, di fronte al dominio assoluto della tecnica si chiedeva se ormai solo un Dio ci potesse salvare. Oggi i cieli sembrano chiusi, ma anche Prometeo sembra aver fatto la sua corsa, le risposte che ci si attendeva dalla ragione, dallo Stato, dalla scienza, dal danaro hanno mostrato la loro fallacia, rivelato i loro limiti.

Salvezza dalla pandemia

Naturalmente la storia non è finita e tutte le piste restano aperte; ma allora ci vorrebbe più determinazione nella ricerca delle soluzioni parziali, delle salvezze pur circoscritte intanto sperate, ciò su cui anche le fedi dovrebbero essere d’accordo. Tra queste le più urgenti sembrano oggi quelle riguardanti la pandemia, e ciò per due ragioni. La prima è che essa più di ogni altra sciagura mette in luce le contraddizioni del sistema, così frantumato e selvaggio com’è, e la necessità di una diversa gestione della convivenza. La seconda è che essa imponendo come suo peculiare rimedio la separazione e la distanza tra le persone rappresenta la massima negazione della comunione necessaria all’umano.

Per questo riteniamo più che mai necessario perseguire la soluzione di un costituzionalismo mondiale che affermi l’universalità dei diritti e fondi politiche che ne garantiscano l’adempimento per tutti nella progressiva costruzione della casa comune.

Vaccinazione universale e obbligatoria per tutti

Una diffusione universale dei vaccini, fino alla loro obbligatorietà per tutti dovrebbe esserne uno dei primi obiettivi, né a ciò dovrebbe far ostacolo la rivendicazione della proprietà intellettuale dei vaccini da parte delle case farmaceutiche né il rifiuto di quanti non vogliono vaccinarsi, (in Italia 8 milioni, negli Stati Uniti più di un quarto della popolazione). Cose che, secondo questo paradigma possono rivendicare anch’esse una tutela costituzionale, ma che non dovrebbero avere una protezione superiore o pari a quella del bene e del diritto universale alla salute e alla vita.

Utopia e irrealismo? No, un costituzionalismo oltre lo Stato, dotato di garanzie internazionalmente stabilite, come dice Luigi Ferrajoli (“La costruzione della democrazia, Laterza, 2021) è piuttosto l’unica risposta razionale e realistica a questa e alle altre emergenze planetarie.

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