La Nato contro la Russia non piace neanche alla Germania

L’allargamento dell’Unione europea ai paesi ex comunisti dell’Europa orientale, visto certamente con favore dagli USA e dalla NATO negli ultimi anni, non solo ha finito per rallentare e forse a bloccare il cammino verso la Federazione ma rischia di riportarci indietro alla guerra fredda. Non sorprende allora che, mentre in Ungheria, Polonia e Paesi baltici avanza  un nazionalismo di estrema destra (per non parlare dell’Ucraina), Francia e Germania comincino a prendere le distanze nella NATO e forse a prendere in considerazione la domanda inquietante rivolta dal primo ministro russo Medvedev alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco:«Viviamo in un tempo di una nuova Guerra Fredda, nel quale le relazioni tra l’Unione Europea e la Russia si sono rovinate. È così inevitabile lo scoppio di un terzo sconvolgimento mondiale per farci capire quanto sia necessaria la collaborazione e non la contrapposizione?» (nandocan)

***di Ennio Remondino, 31 maggio 2016* – A rilevare per primo la contraddizione è Tersite su LookOut, accenni pubblici di divergenze interne Nato solitamente ben nascoste. Il Financial Times racconta che al vertice NATO di Bruxelles del 19 e 20 maggio, i rappresentanti di Francia e Germania hanno sollecitato un riavvicinamento con Mosca, mentre contro si sono schierati i Paesi baltici e la Polonia. La rivista Innere Fuehrung, organo della Bundeswehr, espressione del pensiero delle alte gerarchie militari, ha pubblicato un articolo in cui rileva la necessità per Berlino di una posizione indipendente dalla Nato sulla Russia.
Li aveva preceduti a maggio, su Askanews, il generale Nato italiano a riposo, Leonardo Tricarico, che ha il dubbio, “Questa Nato così com’è oggi, forse non funziona più”. La Russia come avversario chiave ereditato dall’Unione Sovietica. Con le nuove trincee spostate a est, Romania, Polonia e nei Paesi baltici. Logica militare o fobie politiche locali?

Dubbi in casa Nato che seguono quelli di parte Russa del febbraio scorso da parte del primo ministro russo Dmitrij Medvedev alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco. «Viviamo in un tempo di una nuova Guerra Fredda, nel quale le relazioni tra l’Unione Europea e la Russia si sono rovinate. È così inevitabile lo scoppio di un terzo sconvolgimento mondiale per farci capire quanto sia necessaria la collaborazione e non la contrapposizione?».
Dichiarazione netta assieme al bilancio di quanto avvenuto in Europa dal 1990 con il crollo dell’URSS a oggi.

Memento Guerra Fredda
Col “Trattato due più quattro” siglato a Mosca nel settembre del 1990, l’URSS di Michail Gorbaciov accettò la riunificazione della Germania con l’annessione della Germania Est in quella dell’Ovest.
Il Trattato prevedeva solo limiti al dislocamento di truppe nei territori della ex Germania dell’Est, il divieto di armi nucleari e altri vincoli per mantenere una zona demilitarizzata tra l’area NATO e quella della Russia.
Contestualmente, gli Stati Uniti garantirono a Gorbaciov che la NATO non si sarebbe espansa ai Paesi dell’Est.

Chi ha violato gli accordi
Alcuni esempi lampanti. L’aeroporto di Lipsia (ex Germania Est) ospita anche installazioni della NATO. Nel Land nordico orientale del Mecklenburg sono dislocati mezzi militari per missioni di guerra. Poi la costante espansione della NATO a Est, in barba agli accordi del 1990 che lo stesso Gorbaciov ha denunciato al The Daily Telegraph nel 2008.
Ma già nel 2007 vi era poi stata la violazione più grave, con l’installazione di uno scudo missilistico in Polonia e Repubblica Ceca, applicando lo ‘Scudo Stellare’ voluto dal presidente Reagan.

La base NATO in Romania e la Polonia
La spinta ad est della Nato non solo consensuale, annota Tersite di LookOut. Vedi la ‘forzatura’ istituzionale in Ucraina dove, non solo i russi, parlano apertamente di colpo di Stato, variamente colorato.
Ma l’attualità, l’inaugurazione in questo giorni della base aerea di Deveselu, in Romania, con l’installazione del sistema missilistico americano Aegis Ashore.
E nel giorno dell’inaugurazione il segretario generale della NATO Stoltenberg che è solo l’inizio. Questo sistema missilistico sarà installato anche in Polonia.

Nato in difesa o bugiarda all’attacco?
Il sistema -secondo molti studiosi di cose militari- consentirà agli USA di tenere la Russia sotto la minaccia di un “first strike nucleare”, contando sulla capacità del sistema scudo Aegis Ashore di neutralizzare l’eventuale risposta da parte del Cremlino.
Non è molto carino. Ma non solo. I missili caricati nei tubi di lancio verticali Mk 41 possono essere vari. Compresi, spiega la Lockheed Martin, quelli per l’attacco a lungo raggio SM-3 e Tomahawk. Bugiardo Stolterberg, quando afferma che “questo sito in Romania, come quello in Polonia, non è diretto contro la Russia”.

L’arroganza di una parte Nato
Il trattato sulle forze nucleari intermedie del 1987 che aveva portato allo smantellamento degli SS-20 in Russia e dei Pershing 2 e Tomahawk schierati in Germania e Italia, diventato carta straccia.
Non solo. Il ministro degli Esteri polacco Antoni Macierewicz -noto guerrafondaio- ha chiesto che al prossimo vertice NATO venga deciso un dispiegamento di quattro o cinque battaglioni in Polonia e negli Stati baltici.
Sarebbe il primo posizionamento di truppe NATO a Est della ex cortina di ferro dalla fine della Guerra Fredda.

Provocazioni balcaniche e letterarie
Un po’ per ridere e certo per provocare il 19 maggio l’adesione Nato del Montenegro ex jugoslavo, forza militare di neanche 2.000 soldati. Ma conta il simbolo, e la pressione su Belgrado.
A cappello di questi avvenimenti, il generale inglese Richard Shirreff, ex vice comandante supremo della NATO in Europa, ha appena pubblicato il suo libro dal titolo emblematico: «2017: War with Russia».
E sapete come il generale immagina possa scoppiare la terza guerra mondiale?
Proprio dal Baltico. Propaganda e Cyber trucchi frustano le minoranze russe baltiche in un fervore patriottico, ponendo le basi per una invasione.

I timori dei generali tedeschi
Contro questa escalation Baltico-americana Germania, Francia e non ufficialmente Italia. I generali tedeschi, addossano le questo scenario agli Stati Uniti -come già il nostro generale Tricarico- ricordando che sono stati loro a violare i trattati missilistici che garantivano un equilibrio, e sono stati sempre loro a portare la NATO a circondare la Russia con le proprie basi.
“Medvedev non avrebbe mai parlato di Guerra Fredda se lo scoppio del conflitto in Ucraina non lo avesse costretto a farlo” scrive Innere Fuehrung.

*da RemoContro

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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