La migrazione dei Cinque Stelle

***di Massimo Marnetto, 1 marzo 2021 – La disponibilità di Conte a prendere in mano il Movimento è indubbiamente l’occasione che in molti aspettavano per svegliare i 5 Stelle dal coma farmacologico in cui versa da quando cerca una nuova dimensione governativa post-vaffa. Sulla carta, il connubio sarebbe perfetto: un leader senza partito che incontra un partito senza leader. Ma il corpo invertebrato del Movimento – che rifiuta una ideologia portante di destra o di sinistra – si regge grazie all’esoscheletro di Grillo. Per liberarlo da questa gabbia, Conte dovrà affrontare più di un problema:

  1. Scegliere un versante ideale, per risolvere l’ambiguità ambidestra, e sembra scontata la migrazione a sinistra.
  2. Far diventare il Movimento un partito, con statuto, procedure e strutture democratiche, ritagliando per Grillo il ruolo di padre nobile, ma estinguendo il suo super-potere di garante onnipotente.
  3. Lanciare un congresso (ri)fondativo, accompagnato dall’ “amnistia” per gli espulsi.
  4. Ridimensionare il ruolo della piattaforma da sistema di circolazione extracorporeo salvavita a struttura di servizio del neo partito.
  5. Abolire il limite dei mandati, per premiare l’esperienza e selezionare una classe dirigente, così da abbandonare il mito pseudo-egualitario dell’ “uno-vale-uno”. 

Troppo complesso? Forse, ma Conte non può che rivoluzionare i 5 Stelle, sapendo che non piacerà a tutti. Ma se apre al volontariato e alle associazioni di cittadinanza attiva con quote “indipendenti” credibili nelle candidature, forse compenserà i nostalgici  del “vaffa” o destrorsi, che si sentiranno traditi e se ne andranno sbattendo la porta.

Articoli recenti:

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

gtag('config', 'GTM-K2KB4MR', { 'send_page_view': false });
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: