‘La mia Africa’ del giovane ambasciatore e il Congo della ‘Guerra mondiale africana’

da RemoContro, 24 febbraio 2021

Il giovane ambasciatore a Kinshasa Luca Attanasio ucciso sulle strade Nord Kivu insieme al carabiniere Vittorio Iacovacci e all’autista Mustapha Milambo. In viaggio in una regione insidiosa, senza scorta, per visitare la scuola di un progetto Onu contro la malnutrizione infantile. È lo stesso organismo dell’Onu a precisare come l’itinerario fosse considerato sicuro. Tanto che le autorità avevano autorizzato il viaggio «senza scorta armata».
Ma la N2, che attraversa il Parco nazionale di Virunga, il parco dei vulcani e dei gorilla di montagna, una strada sicura non lo è mai stata. Solo il 6 gennaio un imboscata con rangers del parco uccisi. Ora lo scaricabarile sulla scorta mancata.
Una miriade di bande ‘Mai-Mai’, le milizie irregolari sorte a decine nel tempo che è seguito alla ‘Guerra mondiale africana’. Principali indiziati per l’attacco al convoglio del Wfp, i jihadisti dell’Alleanza delle forze democratiche e i ruandesi 

La ‘guerra mondiale africana’

La chiamano la ‘guerra mondiale africana’, 26 anni di massacri e 5 milioni di morti dal 1994, con l’esodo di decine di migliaia di hutu dal Ruanda, alla fine del genocidio che in quel Paese causò quasi un milione di vittime. «Da allora, in quel territorio, si sono scontare truppe congolesi, ugandesi, ruandesi, keniane e libiche, ognuna di esse spalleggiate o osteggiate da una decine di gruppi ribelli o paramilitari il cui obiettivo principale è il controllo delle immense risorse naturale dell’aerea», spiega Pietro Del Re su Repubblica.

17 mila presenze Onu che lasciano il dubbio

«Certo fa riflettere la stranezza di una delegazione con alti rappresentanti internazionali che viaggia sotto l’egida del World Food Programme ma senza l’ombrello di sicurezza della Monusco, la missione delle Nazioni unite attiva dal 1999 nella regione –osserva Marco Boccitto sul manifesto-, la più consistente forza multinazionale Onu del mondo, con oltre 17 mila uomini dispiegati».
«Una missione detta di «stabilizzazione» dall’esito a dir poco incerto, con un rapporto non sempre sereno con le popolazioni locali e l’inevitabile prezzo di vite umane versato a una situazione in cui di stabile c’è solo la più totale instabilità».

Instabilità politica e terre da preda

Assenza cronica dello stato centrale che si auto esclude in mille crisi mille miglia più a sud, a Kinshasa. Il governo traballante di Felix Tshisekedi, che ha appena sciolto la coalizione con cui governa dalla sua tribolata elezione nel 2018. Prima lo sbigottimento, nessuno sapeva, ora lo scaricabarile, nessuna richiesta di protezione. Quale protezione, e di chi’? Governo o Nazioni unite? E chi la protezione avrebbe dovuto chiederla.
Il ministro dell’Interno Aristide Bulakali Mululunganye dichiara che «né i servizi di sicurezza, né le autorità provinciali hanno potuto assumere particolari misure a protezione del convoglio in assenza di informazioni sulla sua presenza in un’area instabile e teatro dell’attivismo di gruppi ribelli nazionali e stranieri».

I presunti responsabili dell’attacco

Kinshasa, a scanso di responsabilità proprie, accusa frontalmente le Forze democratiche per la liberazione del Ruanda, uno degli oltre 100 gruppi armati attivi nella zona, eredità del genocidio Hutu-Tutsi nel vicino Ruanda. Ma –precisa Boccitto-, «resta plausibile anche l’ipotesi formulata in principio di una responsabilità delle Forces démocratiques alliées (Fda, o Afd)), gruppo jihadista di matrice ugandese, di cui l’Isis si è spesso intestato le azioni». «L’ultima strage avvenuta in questa zona risale solo a un mese fa, quando in un villaggio della zona di Irumu sono stati uccisi circa 50 civili, tutti membri della già normalmente martoriata minoranza dei pigmei».

Dai ribelli ruandesi ai jihadisti, oltre 100 gruppi armati

Anche fantasmi dell’ex Isis del Califfo nella guerra permanente nella Repubblica democratica del Congo. Le ‘Forze democratiche alleate’, vicina all’Islam salafita, nata a metà degli anni ’90 nel vicino Uganda, che hanno aderito alla logica terroristica sostenuta dallo Stato Islamico». Secondo i dati pubblicati dal Congo Study Group nel 2019 sono circa «125 i gruppi armati che operano nelle sole regioni del Nord Kivu e del Sud Kivu, e tra questi circa la metà sono ancora attivi». E la Repubblica democratica del Congo è diventata «terreno fertile per i gruppi jihadisti, a causa delle ricchezze minerarie, della povertà diffusa e delle numerose rivolte nelle regioni di Béni e Butembo in particolare».

Gruppi Mai-Mai e missione Munisco’

I Mai-Mai, più di cinquanta gruppi di milizie locali nati per combattere gli invasori ugandesi o ruandesi. E altri gruppi armati stranieri che operano negli altopiani di Uvira, nella provincia del Sud Kivu, al confine con il Burundi, alcuni dei quali sono supportati dal governo ruandese. Tutti questi gruppi hanno in comune lo sfruttamento della popolazione civile e le ricche risorse minerarie. «Anche per questo motivo che nel 2010 l’Onu ha attivato la missione ‘Monusco’ –ricorda Stefano Mauro-,, c oltre 16mila caschi blu inviati con l’obiettivo ‘di difendere i civili e consolidare la democrazia in Congo’, anche se i risultati per una soluzione del conflitto sembrano lontani».

Drammaticamente lontani, se letti oggi dall’Italia in lutto

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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