La marcia della terra, monito per la conferenza sul clima

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***di , 8 novembre 2015 – Forse in pochi sono a conoscenza che domani, lunedì 9 novembre, si aprirà un evento mondiale che dovrebbe decidere le sorti del pianeta, e quindi dell’intera umanità. A Parigi, l’ennesima conferenza sul clima dovrà fare i conti con una realtà peggiore delle peggiori previsioni, e anche con la dimostrata incapacità persino dei paesi più avanzati nel contenere le emissioni, gestire gli effetti dell’urbanizzazione crescente, far rispettare parametri e obiettivi dalle proprie industrie.

A illuminare questo appuntamento nevralgico per il nostro futuro è dovuto intervenire, ancora una volta, Papa Francesco, pochi mesi fa con la potente enciclica Laudato si’ e ora con la Giornata per la custodia del Creato, convocata per oggi, domenica 8 Novembre dal Vicariato di Roma, che è, appunto, la diocesi di Francesco. Una giornata che Earth Day Italia, chiamata a dare una mano, ha trasformato in una Marcia per la Terra, un evento che attraverserà il cuore storico della capitale, partirà dal Colosseo per arrivare a Piazza Santi Apostoli con l’obiettivo di offrire sostegno e solidarietà al messaggio dell’Ecologia Integrale lanciato da Bergoglio.

Molte organizzazioni nazionali ed internazionali, a cominciare dalla Tavola della Pace, stanno offrendo la loro adesione a quella che vuole essere innanzitutto “La marcia degli Ultimi”, perché, come si legge nell’Enciclica, la differenza tra l’interesse generale e il bene comune – si potrebbe dire anche tra l’ecologia tradizionale e l’ecologia integrale – è rappresentata proprio dagli ultimi, dagli emarginati, da coloro cioè che non avendo parte all’interesse di qualcuno finiscono per essere nell’interesse di nessuno.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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