La Libertà di stampa va meritata e conquistata

Dal presidente Columba il punto dell’Unione cronisti sulle proposte di legge italiane in materia di diffamazione (nandocan) 

Columba Guido***da Guido Columba, 14 aprile 2015 – Sono in molti, quando si parla di difesa della libertà di stampa, a sognare una nuova manifestazione oceanica come quella che si è svolta il 3 ottobre 2009 a Piazza del Popolo. Dimenticando che non si portano 100 mila persone in piazza senza avere elaborato posizioni politiche serie e aver costruito una ampia rete di alleanze.

Il ricordo di Piazza del Popolo è riecheggiato stamani al Cinema Ariston di Roma dove la Fnsi ha riunito la Conferenza dei Cdr. E si è collegato alla relazione di apertura del segretario Raffaele Lorusso. Il quale ha detto che le riforme in itinere sulla libertà di stampa, come quelle sulla diffamazione e le intercettazioni non si possono accettare passivamente e che si dovranno organizzare iniziative pubbliche.

L’Unione cronisti fa argine, dal 1993, da quando in Parlamento furono presentati grappoli di proposte di legge per mandare in carcere i giornalisti che informavano i cittadini sugli sviluppi dell’inchiesta Mani Pulite. In questi anni ha combattuto a viso aperto le proposte dei vari ministri – Castelli,  Mastella, Alfano, Nitto Palma – che avevano il solo scopo di restringere la libertà di stampa.

Lo ha fatto sul campo – 29 manifestazioni in tutta Italia solo nel 2008 contro la legge Mastella – ma anche elaborando una serie di concezioni che spiegassero perché è indispensabile per una società moderna e liberale la libertà di informazione. L’Unci ha messo a punto un concetto generale che unisce giornalisti e cittadini, suddiviso in due frasi: “Liberi di informare. Liberi di sapere” e “Il cittadino ha il diritto di essere informato in modo corretto, completo e tempestivo, il giornalista ha il dovere di farlo” che rovescia il vecchio assioma secondo cui il “diritto di cronaca” è un diritto di chi informa, mentre lo è di chi viene informato.

Vigilare sul perenne tentativo di restringere la libertà di informazione è doveroso, ma si devono fare dei distinguo. La proposta di legge sulla diffamazione a mezzo stampa, avviata in Parlamento in modo distorto e con l’unico scopo di evitare il carcere a Sallusti, in questi anni ha subito numerose modifiche. Le molte iniziative e prese di posizione degli organismi della categoria e le interlocuzioni continue di Santo Della Volpe – prima come presidente di Libera, poi della Fnsi – con i presidenti delle Commissioni di Camera e Senato hanno portato a significative modifiche dei testi. Non siamo ancora alla perfezione – ma forse non giudicheremmo perfetta neanche una norma scritta dal Cn della Fnsi – ma la norma non è mostruosa. Soprattutto, utilizzando il gioco parlamentare si potrebbero ottenere i miglioramenti ancora necessari.

Il  discorso è diverso per le intercettazioni. Il governo vuole agire in prima persona, comprimendo il ruolo del Parlamento, e, soprattutto agisce al coperto lasciando trapelare ogni tanto qualche scampolo di informazione per saggiare il terreno. Allo stato è il fronte delle intercettazioni quello più pericoloso perché c’è il rischio evidente che il governo si faccia dare una delega e presenti poi un testo blindato sul quale chiedere la fiducia.

Manifestare è sempre positivo, serve però preparazione. Nel 2009 a Piazza del Popolo c’era tanta gente in primo luogo per il grande sforzo organizzativo della Cgil, ma anche perché riuscimmo, tutti quanti, a coinvolgere decine  e decine di associazioni, gruppi, organismi di varia estrazione e, una volta tanto almeno, la mitica “ggente” che Nanni Moretti aveva evocato nel suo Ecce Bombo del 1978

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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