La gerarchia ecclesiastica come modello democratico?

scalfari-eugenioRoma, 13 ottobre 2016 – Oggi, leggendo La Repubblica, mi sembra di aver capito che cosa Eugenio Scalfari potrebbe avere in testa quando ripete con ammirevole costanza che l’oligarchia, ovverosia il governo dei pochi, se non è “per definizione il governo dei migliori…è la sola forma di un governo democratico”. Dopo aver passato in rassegna gli imperatori romani e le monarchie assolute succedute nei secoli indicandoli come esempi di “dittature non oligarchiche”, arriva per contrasto a quello che è “un caso che può sembrare particolare e infatti lo è ma è estremamente significativo:quello del Papa cattolico e dei vescovi. Non so quale sia il numero dei vescovi, certamente molte migliaia, compreso il Papa che è vescovo di Roma. Ma se paragoniamo le migliaia di vescovi alle centinaia di milioni di fedeli siamo di fronte in questo caso ad una oligarchia religiosa. Tanto più se aggiungiamo ai vescovi i cardinali che ammontano a un centinaio o poco più. Il Papa con cardinali e vescovi, nunzi apostolici e sacerdoti addetti a specifici compiti e dicasteri rappresentano un caso tipico di oligarchia“. Il fondatore del secondo grande giornale nazionale sa  certamente anche che  vescovi e cardinali sono tutti quanti, dal primo all’ultimo, nominati dal Papa attraverso la Curia vaticana di cui è capo indiscusso. Si tratta dunque di un’oligarchia sui generis, ma qui si parla del governo democratico di una nazione. Perché citare questo esempio se la materia del contendere è ciò che distingue un’oligarchia da una democrazia? E perché insistervi aggiungendovi addirittura che “potremmo anche chiamare i comitati centrali dei partiti con la parola Sinodo”? Che  sarebbe bello avere al governo una personalità autorevole come Papa Francesco non sono pochi a dirlo, ma la democrazia è altra cosa da un’assemblea di nominati. Altrimenti non resterebbe che affidare permanentemente ai comitati centrali dei partiti l’indicazione del segretario premier di turno e a quest’ultimo la cooptazione della classe dirigente parlamentare. La Costituzione? La legge elettorale? Ma di che cosa stiamo parlando?

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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