La funzione dei pregiudizi

di Gilberto Squizzato, 21 novembre 2021

Tutti abbiamo, che ne siamo consapevoli o meno, dei pregiudizi. Ovverossia una nostra conoscenza pregressa, una nostra visione del mondo, dei fatti e delle cose, che si è venuta formando nel corso del tempo. In base alla nostra esperienza e ai ragionamenti, alle riflessioni che l’hanno accompagnata. O che ci è stata trasmessa direttamente – noi del tutto inconsapevoli, prima ancora che acquistassimo “l’uso della ragione” – da coloro che ci hanno allevato e formato nei primi mesi ed anni della nostra vita.

Questa conoscenza pregressa – come ha sostenuto del resto, ben prima e molto più autorevolmente di me, un grande filosofo del 900, Hans Gadamer – costituisce, appunto, un pre-giudizio. Inevitabile e imprescindibile rispetto alle nuove esperienze e alle nuove conoscenze che andremo a fare nel corso di tutta la nostra vita.

Queste nuove esperienze e queste nuove conoscenze manco sarebbero possibili se non avessimo questo bagaglio di conoscenze e di esperienze pregresse, accumulate nel corso del tempo. Che costituiscono in un certo senso la griglia esperienziale e concettuale entro la quale sistemiamo le nuove conoscenze e le nuove esperienze.

A questo punto però – bisogna dire – la forma del pre-giudizio può assumere due caratteristiche completamente diverse, anzi opposte: negative le une, positive le altre.

  • C’è il pre-giudizio rigido, ottuso, che non si lascia scalfire e mettere in discussione minimamente dalle nuove conoscenze ed esperienze. Che nega quindi i nuovi dati di realtà, che di fronte perfino all’evidenza di fatti e conoscenze che invalidano i precedenti, non cambia, non vuole cambiare giudizi, opinioni e convinzioni precedenti. Il pregiudizio svolge una funzione solo e del tutto difensiva e, quindi, negativa. È di freno alla ulteriore conoscenza, ne impedisce l’evoluzione, la crescita e l’eventuale, necessario, aggiornamento.
  • E c’è il pre-giudizio, che, pur partendo (come è inevitabile) da conoscenze, concetti, esperienze formatisi e consolidatisi in precedenza, sulla base dei quali valutare i nuovi dati da apprendere, si lascia mettere in discussione, si fa plasmare da essi, sino ad arrivare in certi casi a invalidare e quindi modificare i precedenti giudizi e le precedenti convinzioni. In questo secondo caso il pre-giudizio svolge una funzione positiva e costruttiva, consente l’evoluzione delle conoscenze e del nostro adeguamento al mondo nel quale viviamo: è la base di partenza di ogni nostra nuova conoscenza.

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