La firma di Israele sul sabotaggio della centrale iraniana di Natanz

***da Remocontro, 13 aprile 2021

Per la rivendicazione indiretta Netanyahu ha scelto la conferenza stampa con il Segretario americano alla difesa, Lloyd Austin. «Usa e Israele convengono che l’Iran non dovrà mai possedere armi nucleari», ha detto il premier israeliano. Biden e Netanyahu, poliziotto buono e poliziotto cattivo? Provocazione a cercare cosa? Problemi anche in casa statunitense.

La giornata del nucleare e del sabotaggio

Sabato era la quindicesima Giornata del nucleare in Iran, dedicata alla celebrazione del programma atomico del paese. Dentro al principale sito per l’arricchimento dell’uranio a Natanz le telecamere hanno filmato i tecnici in camice bianco con in mano le foto dei ricercatori uccisi dalla campagna di omicidi mirati da parte dell’intelligence israeliana per rallentare la corsa verso l’atomica. Domenica mattina un nuovo sabotaggio, e altre vittime. Prima versione, riporta il Foglio, un attacco informatico che avrebbe manomesso il sistema in modo così grave da provocare un’esplosione. Seconda versione pubblicata dal New York Times da fonti delle intelligence americana e israeliana, sarebbe esplosa una bomba.

In entrambi i casi vuol dire che qualcuno è entrato dentro Natanz perché il sistema elettrico non è connesso a internet. Anche nel 2010 quando l’intelligence israeliana distrusse alcune centrifughe con il virus informatico Stuxnet – le faceva girare in modo irregolare – qualcuno aveva portato il virus dentro al sito.

Poi l’arroganza della forza svela

Se domenica qualcuno aveva ancora dubbi sugli autori del sabotaggio, ieri Benyamin Netanyahu ha apposto la firma di Israele sull’accaduto. Per la rivendicazione indiretta dell’attentato, il premier israeliano ha scelto la conferenza stampa a Gerusalemme con il Segretario americano alla difesa, Lloyd Austin. «Conosciamo entrambi gli orrori della guerra – ha detto Netanyahu rivolto ad Austin – ed entrambi conveniamo che l’Iran non dovrà mai possedere armi nucleari. La mia politica come primo ministro è chiara: Israele continuerà a difendersi dalle aggressioni e il terrorismo dell’Iran», sottolinea Michele Giorgio, Nena News. 

Poche ore dopo la pubblicazione della notizia del sabotaggio Aviv Kochavi, il capo dell’esercito israeliano, ha detto che «le operazioni [di Israele] in Medio Oriente non sono nascoste agli occhi dei nemici».

Più esplicito ancora Alberto Negri

«L’attacco contro Natanz è un attentato palese contro la trattativa sul nucleare con gli Usa per ora nelle retrovie e forse con qualche indecisione in casa. Perché anche il più ignavo sa che Tehran non può rimanere in silenzio di fronte al sabotaggio di una sua centrale mentre discute con l’Occidente del proprio programma nucleare». E persino l’Unione europea, di fronte a tenta evidenza, è costretta a fare la voce grossa. «Rigettiamo qualsiasi tentativo di minare o indebolire gli sforzi diplomatici in corso». Messaggio a pluri destinatario. Sottinteso, che poi nessuno venga a rompere le scatole con gasdotti che minerebbero la pace.

Biden e Netanyahu, poliziotto buono e poliziotto cattivo. «Se è vero che a Vienna gli Stati uniti si sono seduti al tavolo per la ripresa dei negoziati sul nucleare iraniano, è anche evidente che gli Usa di Biden e del segretario di stato Blinken in questa vicenda hanno scelto di giocare la parte del poliziotto buono, lasciando a Netanyahu quella del poliziotto cattivo».

Dubbi anche in Israele

Non tutti in Israele condividono la linea di Netanyahu della massima pressione sull’Iran condivisa per quattro anni con l’Amministrazione Trump, segnala ancora Michele Giorgio. «Finora quelle pressioni non hanno portato a nulla, anzi è stato l’opposto». A dirlo, e non per la prima volta, è stato l’ex capo dell’intelligence militare Amos Yadlin. Citato da Times of Israel, Yadlin s’interroga sull’entità del sabotaggio che potrebbe essere più serio nel caso abbia colpito anche i generatori di emergenza. In tal caso all’Iran servirebbero vari mesi per riprendersi. Tuttavia, sottolinea Yadlin, «l’Iran ha le capacità necessarie per portare avanti il suo programma, indipendentemente dall’entità dei danni. E finora tutte le intimidazioni nei suoi confronti, comprese quelle di Trump, non l’hanno fermato».

O cerchi la guerra o dispetto anche agli Usa

«A meno che Israele, o meglio Netanyahu, stia puntando proprio su una forte reazione di Tehran per andare al conflitto militare aperto e, quindi, alla distruzione di tutte le centrali iraniane». Secondo l’analista Ehud Yaari, di Canale 12 «si avvicina il momento» in cui l’Iran non avrà altra scelta che rispondere con un’azione militare. Rappresaglia che comunque l’Iran limiterà, prevede Meir Litvak esperto di quel Paese all’Università di Tel Aviv intervistato dall’Adnkronos. Che offre anche un’altra interessante osservazione. «Netanyahu – ha detto – sta cercando di rendere la vita più difficile agli americani…Dubito che l’Iran voglia mettere a rischio i negoziati…gli iraniani cercheranno di fare qualcosa nel prossimo futuro ma non sarà una grande operazione tale da costringere gli Stati uniti a ritirarsi dai colloqui».

Nel frattempo, ‘battaglia navale continua’

Di sicuro proseguirà la «battaglia navale» a bassa intensità, in corso tra il Mar Rosso e il Golfo, che ha visto navi delle due parti danneggiate da mine e, pare, missili. L’ultima è la iraniana Saviz colpita mentre costeggiava la penisola arabica. Secondo la stampa internazionale, Israele avrebbe preso di mira e danneggiato negli ultimi anni decine di navi mercantili iraniane nel Mediterraneo, in particolare le petroliere dirette ai porti siriani.

Dall’Iran, una calma da paura

L’Organizzazione dell’energia atomica iraniana ha definito l’accaduto un atto di «terrorismo nucleare». Il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif, ha subito accusato Israele, mentre tutti i principali media israeliani hanno confermato che il sabotaggio sarebbe opera del Mossad. Il Post segnala la forzatura beffa all’impegno di Cina, Russia, Regno Unito, Francia, Germania, Unione Europea, riuniti da inizio di aprile a Vienna a rendere possibili i primi negoziati indiretti tra delegazioni americane e iraniane sul vecchio accordo stracciato da Trump. Ora, importante se non decisiva, la reazioni politico diplomatica da parte statunitense.

Poche ore dopo la pubblicazione della notizia del sabotaggio Aviv Kochavi, il capo dell’esercito israeliano, ha detto che «le operazioni [di Israele] in Medio Oriente non sono nascoste agli occhi dei nemici».

Diplomazia armata, sabotaggio e assassinio

Ancora Alberto Negri. «È il tempo della diplomazia armata, del sabotaggio e dell’assassinio mirato come regola. La guerra segreta di Israele e degli Stati uniti all’Iran non solo non è più segreta da un pezzo». E nuova guerra fredda ai due stati che sostengono Teheran, Cina e Russia. «Rispetto a Trump, Biden ha allargato l’obiettivo dei bersagli e arruolato gli europei». Pressione su fronti diversi ma convergenti: la proposta dell’Ucraina nella Nato, la minaccia di sanzioni Usa per il gasdotto North Stream II tra Germania e Russia, in Libia impedire l’ennesimo accordo tra Erdogan, padrone della Tripolitania, e Putin, presente in Cirenaica con i mercenari russi.

«In sintesi prima c’era un doppio standard, attribuito alle politiche americane israeliane in Medio Oriente, ora il doppio standard è stato abbracciato anche dagli europei che nella nuova guerra fredda devono fare il ruolo del poliziotto buono, che si tratti di Iran, Cina o Russia».

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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