La decadenza di Berlusconi è questione che riguarda solo il Senato e non la Corte

di Roberto Zaccaria, 27 agosto 2013*

Mediaset, confermata condanna a 4 anni a Silvio Berlusconi  - Repertorio

La condanna in via definitiva di Berlusconi a 4 anni di reclusione per frode fiscale inflitta il primo agosto dalla Corte di Cassazione rende applicabile per la prima volta il decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235 (in G.U. n. 3 del 4 gennaio 2013 – in vigore dal 5 gennaio 2013) – Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità emanato in attuazione della legge anticorruzione 6 novembre 2012, n. 190.

In base all’art.1 del decreto legislativo non possono essere candidati e non possono comunque ricoprire la carica di deputato e di senatore coloro che hanno riportato una condanna definitiva a pene superiori ai due anni di reclusione per tutta una serie di reati., tra i quali rientra per l’appunto il reato commesso da Silvio Berlusconi. Normalmente l’accertamento della condizione di incandidabilità alle elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica comporta la cancellazione dalla lista dei candidati e questo effetto si determina per la durata di 6 anni a partire dal momento della condanna.

Qualora una causa di incandidabilità, come in questo caso, sopravvenga o comunque sia accertata nel corso del mandato elettivo, la Camera di appartenenza delibera ai sensi dell’articolo 66 della Costituzione. A tal fine le sentenze definitive di condanna di cui all’articolo 1, emesse nei confronti di deputati o senatori in carica, sono immediatamente comunicate, a cura del pubblico ministero presso il giudice indicato nell’articolo 665 del codice di procedura penale, alla Camera di rispettiva appartenenza perché essa assuma le determinazioni di competenza. Come ha opportunamente notato Valerio Onida si tratta di una decisione priva di discrezionalità, ma una semplice presa d’atto dell’esistenza dei presupposti.

Ora per ragioni più collegate ad opportunità politica che per considerazioni strettamente giuridiche, da parte di Violante e dello stesso Onida, si è prospettata la possibilità che la Giunta per le elezioni del Senato o in alternativa l’Assemblea, agendo come un organo giurisdizionale, possa sollevare davanti alla Corte costituzionale, in via incidentale, questione di legittimità costituzionalità delle norme sopra richiamate. Sia Violante che Onida dichiarano di non avere dubbi sulla costituzionalità, ma ritengono che questa procedura possa essere più rispettosa del diritto di difesa. L’effetto di questo intervento sarebbe comunque quello di prendere tempo perché si dovrebbero attendere diversi mesi per la decisione della Consulta.

Personalmente nutro molti dubbi sulla possibilità giuridica di seguire questa strada. La giunta per le elezioni di Camera e Senato operando nello schema dell’art.66 Cost. non ha mai ritenuto di sollevare questione di costituzionalità davanti alla Corte. Direi che questo atteggiamento è del tutto coerente con la logica della norma costituzionale che attribuisce questa materia alla competenza delle Camere, come avviene anche in altri ordinamenti a tutela di valori di autonomia dell’organo parlamentare. Il fatto che la Corte costituzionale abbia riconosciuto in alcune decisioni la natura giurisdizionale del modo di procedere della giunta per le elezioni, non cambia le cose. Quelle affermazioni hanno il valore di affermazioni incidentali e comunque riguarderebbero solo il profilo oggettivo dell’attività mentre l’art.23 della legge n.87  del 1957 richiede il duplice requisito soggettivo ed oggettivo (“nel corso di un giudizio davanti ad un’autorità giurisdizionale”) per adire la Corte. Questa caratteristica non si rintraccia certo nella Giunta e a maggior ragione nell’Assemblea.

Sarebbe infine assai singolare, sul piano della valutazione della fondatezza della costituzionalità, che una Camera che ha approvato da pochi mesi il provvedimento normativo in questione senza sollevare il minimo dubbio di costituzionalità (come sarebbe stato ben possibile), si “svegli” ora con questa folgorazione. Ha ben ragione il sen. Casson nel sottolineare che un’organo parlamentare non si rivolge impropriamente al giudice costituzionale per interpretare una legge, ma provvede direttamente a modificarla. Impossibile poi configurare un conflitto tra i poteri perché sarebbe sarebbe una sorta di auto conflitto che non è certamente ipotizzabile.

*da articolo 21, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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