La cryptonite di Papa Francesco: i punti deboli del pontificato. Dopo la bocciatura Onu, il mese della verità

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Attenzione, però, i punti deboli non sono quelli di un pontificato che in un ambiente gravemente compromesso come la Curia romana ha appena cominciato mandare qualche importante segnale di novità, ma semmai dell’immagine caricaturale di onnipotenza che i media non riescono a fare a meno di attribuire a qualunque leader che raggiunga, anche col loro aiuto, una certa popolarità (nandocan).

*****da Piero Schiavazzi, L’Huffington Post, 7 febbraio 2014 – La Quaresima in Vaticano è cominciata con un mese di anticipo sul prossimo cinque marzo, data del suo inizio liturgico. La durissima reprimenda del comitato dell’ONU sui diritti dei bambini ha posto le ceneri sul capo della Chiesa, ripristinando l’atmosfera da fortino assediato di un anno fa, pochi giorni prima che Ratzinger optasse per la terapia d’urto delle dimissioni.

In tempo di pagelle quadrimestrali, per Francesco si tratta della prima bocciatura, dopo che in dicembre a Strasburgo gli esperti di Moneyval, l’organismo del Consiglio d’Europa per la valutazione delle misure antiriciclaggio, si erano limitati ad assegnare alla Santa Sede un voto “buono”, abbassando la media dell’ottimo con lode tenuta fino ad allora dal nuovo Papa.

Del resto i due presagi dell’ultima decade di gennaio, sotto un cielo da diluvio universale, avevano allertato i cultori di profezie metropolitane, alla ricerca di segni e significati da collegare, sulla scia di una tradizione che Dan Brown ha recentemente rinverdito. Prima il corvo che aggredisce le colombe del Papa in sequenza con un vorace gabbiano. Poi più prosaicamente gli addetti al decoro urbano, che con solerte quanto insolito tempismo rimuovono il murale di Bergoglio “Superman” intento a spiccare il volo, nel popolare quartiere di Borgo Pio, alle porte di San Pietro.

Sfrattato dal paesaggio dell’Urbe, il graffito ha subito traslocato nell’immaginario dell’Orbe, assurgendo a metafora dei successi e dei traguardi, ma anche dei paradossi e degli ostacoli, delle contrapposizioni e delle contraddizioni di questa fase del pontificato, a due settimane da un concistoro decisivo per le riforme. Se al “Superpope” viene impedito di spiccare un volo figurato sul muro del palazzo, figuriamoci quando cercherà di sollevare l’intero edificio, indicando orizzonti arditi e alleggerendo zavorre antiche.

Il Papa che giorno dopo giorno, nella migliore tradizione dei supereroi, va scoprendo egli stesso i suoi poteri unici e straordinari, sorprendendoci e sorprendendosi, resta tuttavia frenato e penalizzato dal potere di apparati ordinari e plurimi, espressione di prassi consolidate e mentalità stratificate. Allo stesso modo in cui la roccia della “cryptonite” neutralizzava Superman, facendolo ritornare Clark Kent.

Francesco, proprio come il personaggio dei fumetti, può respingere con il super-soffio delle sue invocazioni la flotta di Barack Obama, che naviga verso la Siria in una sera di veglia e di fine estate. Può fulminare con la sua super-vista François Hollande, spogliandolo all’istante della grandeur e scrutandone il cuore con occhio severo, sotto lo sguardo delle telecamere. Può misurare la sua super-forza in un confronto alla pari con Vladimir Putin e ottenerne il rispetto, nella causa comune in difesa dei cristiani d’Oriente. Può infine conquistare, in meno di un anno, la copertina di “uomo dell’anno” con la sua super-velocità…Eppure, nonostante le formidabili performance e la marcia trionfale in politica estera, mostra sofferenza ed è costretto a procedere più lentamente sul piano interno, sotto il peso delle “strutture di peccato”, che Benedetto XVI denunciò in un raro e amaro sfogo a braccio l’11 ottobre 2012, nel cinquantesimo del discorso della luna.

Pertanto, il superpapa può oggi precipitarsi a ergere uno scudo di regole ferree a protezione futura dei bambini, ma continuerà nondimeno a sentire il grido che reclama giustizia per il passato, alla stregua delle madri argentine di Plaza de Mayo, fino a quando sussisterà un solo “dubbio”, riprendendo il titolo e il tema del celebre film con Meryl Streep e Philip Seymour Hoffman.

In altro ambito, trasferendoci sul versante finanziario, Bergoglio può colmare a tempo di record un burrone normativo, dotando l’authority antiriciclaggio di un impianto d’avanguardia, e superare l’esame teorico, per poi però leggere nel report di Moneyval che “la struttura deve essere ancora provata all’atto pratico” e “risulta in qualche modo sorprendente che non ci siano state ancora ispezioni sullo IOR e l’APSA”. Può inoltre avvicendare i componenti della commissione cardinalizia, il prelato e il direttore della banca, ma ritrovarsi con la cabina di comando del Board inalterata e inamovibile rispetto a un anno fa, quando fu compiuto il blitz del 15 febbraio, a quattro giorni dalla rinuncia di Ratzinger, per mettere il successore, chiunque fosse, di fronte al fatto compiuto. Può infine sollecitare nel messaggio per la Quaresima una “conversione alla sobrietà” e testimoniarla in prima persona, muovendosi con l’utilitaria e vivendo in due stanze, mentre a pochi metri di distanza, nel Palazzo di San Carlo, il direttore dell’AIF, l’Autorità d’Informazione Finanziaria, percepirebbe tuttavia uno stipendio a quatto zeri, che gli viene attribuito dai giornali e che fin qui non è stato mai smentito.

Tornando a Ginevra, le osservazioni dell’ONU tradiscono sicuramente una regia ideologica e perfino geopolitica, profilo sottovalutato da molti commentatori, nella rivalsa dei circoli anglosassoni, che non perdonano al Pontefice l’assalto frontale al capitalismo delle multinazionali e la disinvoltura, sudista e terzomondista, filoaraba e filorussa, delle sue alleanze diplomatiche. Ma ciò non toglie, a maggior ragione, che proprio perché lanciata in attacco la Chiesa di Francesco non può permettersi scheletri nell’armadio, né offrire fianchi scoperti agli affondo degli avversari, che la vogliono costringere ad arretrare.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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