La crisi in Kazakistan e la Russia, cosa c’è dietro

Piero Orteca su Remocontro, 13 gennaio 2022

Rivolta repressa duramente, 26 morti ufficiali e migliaia di feriti e ancora scontri isolati. In questo contesto, non è ancora chiaro quale sia stato e quale sarà il ruolo delle truppe arrivate ieri dalla Russia.
In Kazakistan, la Russia ha un chiaro interesse nella stabilità del paese, con cui condivide il suo confine più lungo, quasi 8.000 chilometri.
«La Cina condanna le forze esterne che hanno cercato di innescare una rivoluzione colorata». La conferma che la Russia ha mandato i suoi militari in Kazakistan con l’assenso di Pechino.
Per Mosca l’intervento in Kazakistan è un’opportunità di rafforzare il suo ruolo nel centrasia, ma anche un rischio. L’analisi di Piero Orteca

Libri di storia e carta geografica

Per capire quello che sta succedendo in questi giorni in Kazakistan, bisogna aprire i libri di storia. Non solo, ma è necessario anche dare un’occhiata alla cartina geografica e fare quattro conti. Che mettano in rilievo il ruolo di settori economici primari, come quello delle materie prime e dell’energia. Il Kazakistan è il crocevia strategico fondamentale di tutta l’Asia centrale e chi lo controlla influenza questo spicchio di pianeta. Oltre a dettare, dietro le quinte, alcune delle condizioni-capestro che regolano il mercato del gas. E allora, ricordiamoci, in primis, che le crisi partono da lontano, ma i collassi dei sistemi possono essere improvvisi.

Rivolta a sorpresa (ma non troppo)

Parliamoci chiaro: la sanguinosa rivolta contro il governo, ha colto di sorpresa un po’ tutti, sia per le dimensioni che per le modalità. Certo, i primi a essere stupiti da tanta violenza sono stati gli occidentali. Si aspettavano forse tumulti, ma non di tale ampiezza. Un po’ meno sorpresi sono stati i russi, che hanno cercato drammaticamente, nelle ultime settimane (e vedremo come), di salvare il salvabile. La storia è lunga, ma per farla breve e comprensibile diciamo che la crisi ha un nome e un cognome: Nursultan Nazarbayev. E’ il vecchio e inossidabile ex Presidente, un fossile politico dell’era sovietica, sopravvissuto a mille battaglie.

Nazarbayev l’erede sovietico

Ha fatto tutta la carriera nel Partito Comunista, tirando dritto, mentre gli altri affondavano come tanti ferri da stiro. Partito a razzo all’epoca di Brezhnev, Nazarbayev ha raggiunto glorie e allori sotto Gorbaciov, mentre l’Unione Sovietica cadeva in una nuvola di calcinacci. Messi in soffitta la falce e il martello, lo scaltro Presidente ha invece cominciato a imporre al suo popolo una propaganda asfissiante. Arrivata a riesumare i riti del culto della personalità, che non si vedevano dai tempi di Stalin. Per i nuovi padroni del Cremlino (Putin in testa) andava bene così, perché l’importante era tenere il Kazakistan sotto controllo e legato a doppia mandata. E chi più fedele di Nazarbayev, un tiranno buono e disponibile verso chiunque comandasse a Mosca?

Trattato di sicurezza collettivo (CSTO)

Tra le altre cose, il Kazakistan costituiva (e costituisce) la “sponda” orientale della Organizzazione del Trattato di sicurezza collettivo (CSTO), che riunisce alcune delle ex Repubbliche sovietiche rimaste saldamente nell’orbita russa. Insomma, il Kazakistan non è l’Ucraina e guai se l’Occidente sognasse di mettere un alluce sul sacro (con tutto quel gas…) territorio in questione. Proprio pensando a questa sorta di colonialismo in salsa sovietica, Kruscev negli anni ’50 “russificò”, etnicamente, almeno il 30% del Paese. Nei primi dieci anni del Terzo millennio, Nazarbayev, viaggiando ‘a tutto gas’ e firmando contratti miliardari, ha saputo dare uno sviluppo economico accelerato. Migliorando così anche la qualità della vita dei suoi concittadini.

Quel sfacciato 99% di consensi

Non che questo abbia particolarmente influito sul consenso: perché lui le elezioni le ha sempre vinte col 99%. Ed è pure facile intuire perché. La ruota è girata con i contraccolpi della prima crisi economica e finanziaria internazionale. La corruzione c’era sempre stata, così come una parvenza di libertà a scartamento ridotto. Ma la fame, la miseria e poi la carestia, quelle proprio no. Così dai mugugni si è passati all’insofferenza, fino al 2019, quando Vladimir Putin ha “consigliato” a Nazarbayev di farsi da parte, dimettendosi. Utilizzando una formula “alla russa” (ricordate Putin con Medvedev?), Tokayev ha dato il cambio alla Presidenza, mentre Nursultan è diventato capo del Consiglio di sicurezza nazionale.

Chi comandava realmente

Ma in pratica comandava sempre lui. Questo fino all’altro giorno, quando, evidentemente, parafrasando Dante, “più che il dolor poté il digiuno”. E infatti, la gente, ha messo da parte il culto della personalità ed è scesa inferocita per le strade a protestare (e a farsi ammazzare). Tutto questo nonostante Tokayev (evidentemente su consiglio di Putin) avesse dato, almeno formalmente, il benservito a Nazarbayev. Come finirà? Tecnicamente, Mosca è già arrivata con i suoi soldati, ha già detto che sarà una forza di “peacekeeping”, dell’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettivo. Anche se, visto il tenore degli incidenti, probabilmente si tratterà di “peaceenforcing”.

‘Panem et circenses’

Da un punto di vista sostanziale, invece, quasi sicuramente Mosca dovrà muovere più soldi che soldati. Dollari per il gas calmierato e beni di consumo per tacitare la piazza. Una volta gli imperatori romani comandavano grazie al “panem et circenses”. Oggi, a Putin dovrebbe bastare solo il “panem”.

Rischi? Uno a caso: il Kazakistan è un Paese a maggioranza musulmana.

Articoli recenti:

  • Ciao David, ti immagino infastidito da tanto clamore, ma sorridente come sempre
    Dunque il potere declinato in tutte le forme istituzionali e internazionali possibili che ti esalta in morte e quasi ti santifica scoprendo che eri una bella, semplice e normale persona per bene. Detto in altre parole, un banalissimo ’boy scout’, che, in certi ambienti dell’alta politica non viene considerato un gran complimento, ma anzi sinonimo di ingenuità quasi imperdonabile. Renzi ha guastato un bel po’ quell’immagine, ma tu, certamente, quello eri rimasto
  • Perché all’Italia e all’Europa conviene mantenere buoni rapporti con Putin
    Il capo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia sostiene che Mosca ha creato una crisi energetica per fini politici. La Russia ribatte di aver adempiuto a tutti i suoi contratti di fornitura per l’Europa, ma ha limitando le vendite spot una volta facilmente disponibili. Gazprom, aspetta l’approvazione per l’avvio del gasdotto Nord Stream 2 verso la Germania, alternativa alle rotte attraverso l’Ucraina. La Russia ha circa 100mila truppe vicino al confine ucraino. Colloqui Usa-Russia sulla sicurezza europea. Prossimo voto al Senato Usa sulla proposta di legge per imporre sanzioni su Nord Stream 2.
  • Saccheggiatore sorridente
    Come i boss che ha frequentato per anni, B. esige il ”baciamo le mani a Vossia” di Salvini e Meloni. Che vengono costretti a recitare la farsa della candidatura entusiasta e insistita offerta a Lui, che fa il riluttante, bisognoso di tempo per sciogliere la riserva. L’uomo convoca i suoi alleati nella sfarzosa Villa Grande – segno plastico di dominanza – per dimostrare che più del consenso politico, Lui conta sul consenso culturale. Ovvero la deferenza istintiva verso i ricchi da parte dei sudditi: proletariato da risse televisive, piccoli borghesi evasori e scaltri opportunisti rampicanti. 
  • Rapporti veri e rapporti di facciata
    Per molti la ricerca del rapporto cogli altri non risponde ad una vera e autentica esigenza/desiderio di socialità. Ma, anzi, funziona spesso come paravento per sfuggire all’intimità vera che ci offre, in teoria e in potenza, il rapporto con l’altro. Magari con chi ci è più vicino, con chi sarebbe più ovvio, semplice e naturale stabilire una tale intimità. Insomma (e in altre parole) spesso ricorriamo ai rapporti superficiali e banali per sfuggire ai rapporti profondi e autentici, quelli che potrebbero offrirci una vera intimità
  • Sulla Nato in Ucraina si gioca col fuoco. Ue o esclusa o agli ordini
    Tensioni a est e l’Osce, sicurezza europea, avverte: «La guerra mai così vicina». Lo spagnolo Josep Borrell y Fontelles, affari esteri Ue, si allinea alle posizioni Usa-Nato, tanto da provocare titoli quali «altro che ruolo dell’Ue, Borrell sul carro atlantico». Mosca: ora tutto dipende dagli Usa. Poi il monito: il possibile invio di truppe a Cuba e in Venezuela. Se le alleanze sono libere per la Nato verso i confini russi, libere anche nel continente americano?

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: