La Costituzione, il Vangelo e Papa Francesco. I tg di Giovedì 12 maggio

“Se Dio è madre”, così avevo intitolato un lungo servizio dall’Inghilterra per TG2 Focus sull’ordinazione della prima donna sacerdote nella Chiesa Anglicana. Un reportage che non ebbe molta pubblicità ma invece  “il più vivo apprezzamento” in una lettera che conservo di  “Voce Donna” e delle teologhe italiane che di quel gruppo facevano parte. Papa Luciani aveva  pronunciato qualche anno prima quella frase, “Dio è anche madre”, destinata forse a restare nella memoria storica come la più significativa di quel brevissimo pontificato. Se fosse durato più a lungo, chissà che anche questo cammino per una maggiore considerazione del ruolo femminile nella Chiesa cattolica sarebbe ancora al primo annuncio, fatto ieri da Francesco, di una commissione di studi sull’ipotesi di istituire un diaconato permanente. Perché dal punto di vista teologico non dovrebbero esserci difficoltà, visto che il diaconato femminile esisteva nei primi secoli del cristianesimo e che sacramenti come il battesimo o il matrimonio potrebbero già, in caso di urgenza e necessità, fare a meno del prete. L’unico vero ostacolo sembra la paura, diffusa nella gerarchia ecclesiastica, che possa essere il primo passo verso l’istituzione, anche nella Chiesa cattolica, del sacerdozio femminile. Una paura, ammettiamolo, non priva di fondamento, vista soprattutto la crisi di vocazioni sacerdotali in molti paesi del mondo. Se oggi non sono poche le chiese affidate alla cura delle suore, il diaconato favorirà la loro immissione nelle parrocchie, al fianco o al posto dei sacerdoti, prospettive ambedue temutissime dal clero conservatore. D’altronde soltanto in questa prospettiva si spiega il clamore sollevato dalla notizia in tutta la stampa di oggi. Ma è ragionevole prevedere che prima o poi le resistenze opposte al sacerdozio delle donne come al matrimonio dei preti dovranno, per necessità, essere superate. (nandocan).

***di Alberto Baldazzi  – I primi due elementi del “trittico” è Renzi a coniugarli, quando dichiara, in merito al recentissimo passaggio delle Unioni Civili di “aver giurato sulla Costituzione e non sul Vangelo” (nei titoli sui Tg Rai, nei servizi per gli altri). Il Vangelo, che rimanda alla Chiesa delle origini, è richiamato invece da Papa Francesco come sostegno della sua rivoluzionaria (parziale) apertura alle donne nella gerarchia ecclesiastica (apertura per i Tg Rai, titoli per tutti). La “svolta” che porta alla creazione di una commissione che valuterà il diaconato femminile per cui “i tempi sono maturi” – come affermato da Francesco -, è di quelle che modificheranno la storia. Tg3 condisce i servizi con alcuni dati che segnalano l’allontanamento del “genere femminile” dalla partecipazione alle attività delle parrocchie. Su Tg1 interviene Licetta Scaraffia che plaude alla sensibilità del Papa, a suo giudizio “adeguatamente sollecitata dalle suore che premono per un ruolo maggiore nella Casa del Signore”. Tg4 intervista l’unica donna-prete (di rito anglicano) attiva in Italia.

Facendo un passo indietro gli echi del voto di ieri alla Camera sulle Unioni Civili generano, oltre alle rivendicazioni entusiastiche di Renzi, le reazioni della destra parlamentare già pronta a raccogliere le firme per il referendum abrogativo. Il ricorso alla “obiezione di coscienza”, che nella nostra analisi dell’altroieri avevamo definito paradossale, è diventata in queste ore una bandiera per Brunetta e gli integralisti. Per Salvini vale quanto già riportato: l’ulteriore invito al boicottaggio ai sindaci leghisti compare ampiamente su tutte le testate. Tg1 fa opera meritoria spiegando che con la firma del Presidente e l’entrata in vigore della legge non tutto è risolto: entro 30 giorni dovranno essere emanati i decreti attuativi che stabiliscano la creazione di appositi elenchi presso le amministrazioni comunali.

Pizzarotti, raggiunto da un avviso di garanzia, è “sindaco” come Nogarin, ma meno legato al cerchio magico di Grillo. I maggiorenti del Movimento sono, dunque, più disposti ad ipotizzare sue dimissioni. Mentana sceglie la vicenda Pizzarotti per l’apertura, segnalando – come fanno anche gli altri – l’uscita della candidata al Campidoglio Raggi che parla di “manganelli giudiziari contro il M5S”, per poi attenuare questa dichiarazione e rifarsi alla vulgata pentastellata.

Il tema giustizia è presente anche in relazione alle decisioni dei magistrati baresi e milanesi che hanno portato al rilascio dei due su tre cittadini afghani e pakistani che solo 48 ore fa erano stati arrestati con l’accusa di terrorismo internazionale. Martedì avevamo segnalato il forte scetticismo di TgLa7. Questa sera Mentana lo rivendica affermando che anche gli inquirenti devono mantenere “mente fredda, l’unico contraccettivo al montare delle paure”.

Quando si parla di cronaca criminale, di violenza alle donne e di stupri, è facile scadere nelle generalizzazioni. Su Mediaset ampio spazio a una storia di violenza carnale in un quartiere periferico di Roma con al centro figure di rom o romeni. La violenza è avvenuta non lontano da uno storico campo rom, quello del Prenestino. I titoli di Mediaset – apertura per Tg5 e Studio Aperto – parlano invece di violenza dentro il campo rom. Tg4 dedica più di mezzora nel suo speciale alla vicenda, con Cecchi Paone che, comunque, nega l’obbligata equivalenza rom-stupratore.

In chiusura segnaliamo l’attenzione, presente su tutti, alla sospensione in Brasile della presidente Roussef. Mentre Tg La7 dedica un ampio servizio alla Gran Bretagna che dibatte sulla Brexit nel giorno in cui i vertici della Bank of England segnalano i forti rischi di recessione nel caso di una vittoria del no all’Europa.

 

 

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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