La “cosa nuova”

Roma, 1 marzo 2021 – La “cosa nuova”, quella sinistra “larga e plurale” che riunisca alle prossime elezioni politiche il M5S, PD e Leu, magari sotto la guida di Conte, sarebbe il sogno di molti ma è poco probabile. Molte cose devono cambiare all’interno delle tre le formazioni politiche prima della scadenza del 2023. Quando sarà, io credo, il giudizio degli elettori sui cambiamenti avvenuti e dimostrati ad indicare tempi e modi di un’eventuale federazione di centrosinistra. E prima ancora, le alleanze e il risultato degli appuntamenti elettorali amministrativi previsti a più breve scadenza,

Ieri l’ex premier dei giallorossi ha accettato da Grillo e dalla grande maggioranza del movimento l’incarico di avviare un progetto del tutto nuovo, sia per l’organizzazione che per la linea politica, fondata sui “tre pilastri della transizione ecologica, della legalità e dei diritti sociali, delle donne e degli ultimi”. L’europeismo “critico”, i metodi liberali e il ridimensionamento della piattaforma “Rousseau” ne accompagnerebbero la migrazione a sinistra.

In un editoriale sulla Repubblica, Ezio Mauro auspica oggi la confluenza di un movimento così rinnovato nel gruppo socialista europeo. Con questa scelta – scrive l’ex direttore del quotidiano – “il problema sarebbe risolto per entrambi i partiti, almeno in teoria, perché si scioglierebbe il nodo identitario che ha avviluppato finora il populismo grillino in un fascio indistinto antipolitico”. “Se loro entrano, esco io” – si è affrettato a dichiarare Calenda, anticipando probabilmente anche la reazione dei renziani nel PD. Il peso di questi ultimi sul partito di Zingaretti è infatti un altro nodo da sciogliere.

E’ lo stesso ex direttore di Repubblica Ezio Mauro ad ammettere oggi che “pur di reggere l’insieme della coalizione, il Pd abbassava la voce. E le ragioni della sinistra e del riformismo non riuscivano mai a prevalere, sfumando in un indistinto ‘governismo’ che ha annacquato l’identità democratica”. Un punto di vista, sia detto tra parentesi, decisamente alternativo a quello del direttore Maurizio Molinari o dell’altro illustre editorialista, Stefano Folli.

Ora con il “governo di tutti (e di nessuno)”, aggiunge Mauro, “il Pd è più libero e può scoprire l’autonomia delle sue ragioni, portando la politica in quei pezzi di società che aveva abbandonato, i più colpiti dalla crisi”. Ora, se è vero che Matteo Renzi “è sempre stato un estremista di centro” come lui scrive, l’ambiguità del Pd è destinata a restare finché chi continua a pensarla come l’ex leader non avrà smesso di pesare sul suo orientamento.

E Leu? E’ chiaro che una rottura definitiva del Pd col renzismo è condizione prioritaria per l’avvio di quella “cosa nuova” , di quella sinistra “larga e plurale” che è nell’orizzonte indicato dai protagonisti dello sfortunato tentativo di “Liberi e Uguali”. Ma – aggiungerebbe Fabrizio Barca, l’unico ad avere idee abbastanza chiare e concrete su quello che dovrebbe fare la sinistra da qui al 2050 – per ottenere la partecipazione democratica di milioni di elettori italiani servirà molto più che l’intelligenza e la capacita di un buon mediatore.

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Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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