La buona scuola nelle trincee della grande guerra

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***da articolo21, 18 aprile 2015 – A cento anni dalla Dichiarazione di Guerra dell’Italia all’Austria i ragazzi e le ragazze di 90 scuole invitano tutti a firmare una Dichiarazione di Pace. Sfidando la pioggia, il freddo e il vento più di 3500 ragazzi e ragazze di ogni parte d’Italia hanno dato vita questa mattina a una straordinaria iniziativa di pace.

Teatro dell’evento sono state le trincee della prima guerra mondiale del Carso, i luoghi delle battaglie più lunghe e orribili del primo grande massacro del 900. Armati di bandiere della pace e dei diritti umani, dell’Europa e dell’Onu si sono infilati nelle trincee infangate del monte Sabotino e del San Michele, del Kolovrat e del Brestovec, sono andati da Monfalcone ai cimiteri di Redipuglia. Sotto una pioggia battente hanno ascoltato le storie dei giovani trucidati in quei luoghi e hanno invocato la pace per tutti quelli che anche oggi sono sotto le bombe; hanno condiviso una grande pagnotta di pane e hanno riflettuto sul valore di quel gesto, hanno suonato, cantato e urlato con tutto il fiato in gola. A cento anni dalla Dichiarazione di guerra dell’Italia all’Austria, i ragazzi e le ragazze hanno concluso il loro Meeting nelle trincee della grande guerra con una Dichiarazione di Pace all’Europa e al mondo.

“Noi, giunti sui luoghi dove cento anni fa centinaia di migliaia di persone persero la vita in scontri fratricidi, determinati a sradicare la guerra dal nostro secolo, dichiariamo la pace all’Europa e al mondo. Consapevoli delle violenze in corso e delle minacce che incombono, ci impegniamo a far venire meno ogni causa di guerra durante la nostra vita e ad essere attivamente costruttori di pace promuovendo il rispetto di ogni essere umano nei suoi diritti e la sua identità, e eliminando ogni tipo di ingiustizia.

Rifiutiamo la concorrenza tra esseri umani e tra paesi, e scegliamo la via della cooperazione tra tutti, della solidarietà e dell’aiuto mutuo in ogni campo. Avendo preso coscienza che, vivendo in un mondo di risorse naturali limitate, con una popolazione quadruplicata sin dall’inizio della grande guerra e triplicata sin dalla fine della seconda guerra mondiale, siamo ormai tutti interdipendenti, decidiamo di gestire con saggezza e equità queste risorse cosi come il prodotto del lavoro umano a beneficio di tutti a ciascuno, traducendo nei fatti la dichiarazione universale dei diritti umani.

Rinunciamo alla violenza come mezzo per risolvere i conflitti tra individui e tra popolazioni. Ci consideriamo responsabili gli uni degli altri e cercheremo di proteggere chi è vittima o minacciato di abuso o di violenza dovunque esso accada.
Per scrivere una nuova pagina nella storia, invitiamo tutti a firmare la dichiarazione di pace e a impegnarsi con noi a ri-unire la famiglia umana.”

Per adesioni e informazioni: Tavola della pace, via della viola 1 (06122) Perugia, Tel. 335.6590356 – 075/5736890 fax 075/5739337 email: segreteria@perlapace.itwww.perlapace.itwww.lamiascuolaperlapace.it

Da perlapace.it

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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