Kim Jong-un, la Corea eredità di famiglia, 10 anni di potere e minacce

da Remocontro, 21 gennaio 2022

Nel dicembre del 2011 il giovane Kim ereditò il potere del padre e prima di lui del nonno. Da allora ha fatto sparire i sette ‘tutori’ che comparivano al suo fianco durante il funerale del padre. Giustiziati, banditi o “scomparsi”, il triste destino degli alti funzionari nordcoreani epurati da Kim Jong-un. Dieci anni di potere assoluto, una potenza atomica e missilistica che incute timore a tutti i vicini. Ora l’embargo internazionale e il virus, stanno colpendo duramente la popolazione. 

Kim Jong-un sceso dal cielo

«Il Maestoso compagno Kim Jong-un è sceso dal cielo, concepito dal sacro Monte Paektu».

Così, il 20 dicembre del 2011, il Rodong Sinmun, megafono del regime di Pyongyang, presentava l’erede dell’altro semidio scomparso. Il 19 dicembre una singhiozzante presentatrice della tv statale aveva dato la notizia che il Caro Leader Kim Jong-il era spirato due giorni prima, il 17 dicembre, per un attacco di cuore mentre era in viaggio sul suo treno blindato. Fu comunicato che il figlio Kim Jong-un aveva assunto i pieni poteri come «Grande Successore».

Il ‘Grande Successore’ dieci anni dopo 

Il decennale dell’ascesa al potere della Corea comunista dell’allora giovane Kim è ancora materia su studio e di controverse analisi di politologi e intelligenze di mezzo mondo. A ricostruire, per il poco di certo che riguarda la Corea del nord, i passaggi chiave del sorprendente potere che continua ad esercitare «Il Maestoso compagno Kim Jong-un». Una ricostruzione di potere e di scomparsi secondo Guido Santevecchi, sul Corriere della sera, tentata anche dal britannico Mail da cui viene la foto di copertina.

Il ‘Caro leader’ scomparso e analisti beffati

Beffati centinaia di analisti occidentali che passavano (e passano) le loro giornate a studiare ogni minimo dettaglio che filtra da Pyongyang,  per dare l’allarme in caso di instabilità, di una scossa al vertice di un Paese imprevedibile e armato di ordigni nucleari. Lo smacco di aver dovuto apprendere la svolta alla testa del regime dalla tv nordcoreana, con cinquantuno ore di ritardo.

L’altro errore dell’intelligence

Il 28 dicembre di dieci anni fa, sotto una tempesta di neve, per le strade di Pyongyang sfilò un lunghissimo corteo funebre. «In Nord Corea, queste cerimonie servono per cercare di decifrare i rapporti di forza, in base allo schieramento dei personaggi, all’elenco dei dignitari invitati». La Lincoln trasformata in carro funebre era affiancata da otto uomini a piedi. Kim Jong-un e sette gerarchi, disposti su due file. «Scrutando quelle immagini, gli analisti sentenziarono che i sette attorno alla salma di  Kim Jong-il avrebbero costituito il Consiglio di Tutela dell’ inesperto e impreparato Kim III».

Il grassoccio giovanotto sottovalutato

Errore di spie e analisti occidentali, e molti più micidiali errori in casa coreana,  tra gli addolorati vertici di famiglie e di potere che accompagnavano il feretro dello scomparso e l’erede da manipolare. «Quel giovanotto sovrappeso da usare come un fantoccio, prestanome da esibire alle adoranti masse nordcoreane cresciute nel mito della Dinastia». Non fu così. E qui la leggenda rincorre la notizia in assenza di verifiche certe.

«La processione degli scomparsi»

Zio Jang, uomo di riferimento per i rapporti con la potente Cina, fu arrestato a fine 2013, durante una seduta del Politburo. La propaganda mostrò il momento in cui due soldati lo sollevavano di peso e lo trascinavano via, verso il processo sommario e poi il plotone d’esecuzione. Si sono perse le tracce anche degli altri cinque del corteo funebre: Kim Ki-nam, capo della propaganda, sostituito da Kim Yo-jong, sorella minore di Kim; svanito nel nulla Kim Yong-chun, vicemaresciallo e ministro; sostituito Kim Jong-gak, generale; emarginato e forse purgato U Dong-chuk, capo della polizia segreta; Choe Tae-bok, vecchio responsabile degli affari esterni è stato pensionato.

Dieci anni dopo solo Kim Jong-un

«Di quel manipolo in lutto, è rimasto solo Kim Jong-un, che ora compie dieci anni da Rispettato Maresciallo e si è tolto la soddisfazione di incontrare tre volte il presidente degli Stati Uniti Donald Trump», sottolinea Santevecchi. Entro fine mese, annuncia la Korea Central News Agency, sessione plenaria del Partito dei Lavoratori di Corea, presieduta da Kim, che certamente esalterà i suoi risultati negli ultimi dieci anni e annuncerà gli obiettivi politici per il prossimo anno.

Corea super armata e affamata

 «Lotta molto gigantesca», testuale, per il piano economico quinquennale viste la gravi carenze anche alimentari oltre che sanitarie sul fronte Covis, tutte accuratamente nascoste. Ma la minaccia esterna sempre evocata dal regime appare reale. Stati Uniti e Corea del Sud – oltre al feroce embargo che sta ormai colpendo pesantemente la popolazione -, hanno deciso di lavorare ad un “nuovo piano di guerra operativo” rispetto all’accresciuta minaccia rappresentata dal programma balistico di quel Paese.

I missili nord coreani che fanno paura

Secondo fonti anonime della Difesa Usa citate da Voice of America, «La Repubblica Popolare Democratica di Corea (Corea del Nord) dispone ormai di capacità avanzate, che hanno comportato un mutamento strategico nell’arco degli ultimi anni». Il segretario della Difesa degli Stati Uniti, Lloyd Austin, si trova in visita a Seul per l’incontro annuale, il primo dall’insediamento del presidente Joe Biden alla Casa Bianca. 

Durante il fine settimana – ha riportato il sito indipendente Nk News – ha lasciato Pyongyang anche la delegazione diplomatica rumena di due persone, l’ultima missione dell’Ue che era ancora nel Paese


Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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