Italicum, o Camere con svista

non votoDal sito di manginobrioches. Si fa per ridere…ma mica tanto (nandocan)

*****5 marzo 2014 – Nell’ambito del corso di laurea in Giurisprudenza Creativa, specializzazione in Metafisica costituzionale, abbiamo realizzato una serie di proposte da avanzare al Governo Renzi per risolvere definitivamente il problema della legge elettorale.

  1. 1. Dal sistema bicamerale al sistema nullicamerale.

    Due Camere sono troppe, ma anche con una non si scherza affatto, dunque la soluzione potrebbe essere il nullicameralismo perfetto. Dopo il Senato, l’abolizione della Camera dei Deputati porterebbe innegabili vantaggi e un sostanziale risparmio economico. Nel sistema nullicamerale perfetto risultano superflui anche i collegi, i seggi elettorali e persino le matite copiative; il risparmio calcolato sarebbe pari a tre Pil al prezzo di uno.

  2. Il sistema figli di Putin.Facendo deviare lungo la Salerno-Reggio il percorso degli oleodotti che raggiungono la Crimea, e proseguendo sulla dorsale appenninica fino alle soglie della Padania potremmo attirare su di noi l’attenzione del Grande Fratello Vladimir: un paio di rivolte nelle città principali garantirebbero l’intervento (pacifico) di qualche migliaio di soldati russi che, senza colpo ferire e senza aggravio per il nostro Erario, risolverebbero per molto tempo il problema della governabilità. Sbarramento in aeroporto e autostrade, collegi di rieducazione per cittadini.
  1. Sistema Pompei o sistema misto Etna-Vesuvio.Spostando le Camere dentro l’area archeologica di Pompei prima o poi crollerebbero da sole, con innegabile risparmio per il Paese. Si potrebbero poi allestire appositi tour per i visitatori (Transatlantico, Scranno del Decaduto, Banchi dei Pianisti, Bouvette di Star Trek, Banchi di Destra e Sinistra – di cui però da anni e anni si sono perdute le differenze specifiche, che toccherà agli archeologi ricostruire – , Gruppo Misto).Un correttivo importante potrebbe essere il sistema Etna: spostare le Camere nella Valle del Bove, a Catania, garantirebbe una soluzione, con metodi del tutto naturali, ecologici ed eco-compatibili, al problema del bicameralismo.

    I fautori del sistema misto Etna-Vesuvio propugnano invece la dislocazione del Senato nel Catanese e della Camera dei Deputati appena sotto il Vesuvio: ovviamente ciò allungherebbe sensibilmente i tempi, in considerazione della ridotta attività del Vesuvio (ma non sarebbe mai tanto ridotta quanto quella del Parlamento). E’ allo studio un sistema tripartito con il coinvolgimento dello Stromboli, ma i fautori del maggioritario oppongono lo sbarramento ai vulcani di minoranza.

  1. Sistema de-elettorale.I più recenti studi del settore hanno permesso di accertare che, nelle democrazie moderne, il problema fondamentale è rappresentato dalla volontà degli elettori. E’ ora di intervenire su questo delicato punto, magari per primi in tutto il mondo, in linea con l’interventismo moderno del nostro amato Governo Renzi. Nel sistema de-elettorale al raggiungimento della maggiore età il cittadino diviene de-elettore: gli viene consegnata una tessera de-elettorale esibendo la quale è possibile de-eleggere qualsiasi cosa o persona. Un sottosegretario imbarazzante? Può essere de-eletto. Un premier che non ci convince più? Può (anzi qualcuno sostiene che deve) essere de-eletto. Un sindaco che transita ad altro, ambizioso incarico (senza passare per elezioni, per carità: solo de-elezioni)? De-eleggiamolo con entusiasmo. Si può de-eleggere chiunque, in qualunque momento: lo scopo è giungere alla perfetta de-elezione e allo status di perfetto de-elettore che elimini una volta per tutte il fastidioso obbligo di esprimere una volontà, anzi di avercela.In futuro, un premier potrà vantarsi di essere stato de-eletto anche cinque o sei volte. Qualcuno ha già cominciato, per portarsi avanti.

 Le proposte ci sono. Ora la scelta non sta a voi. Come sempre. 

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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