Italia India, l’oscuro commercio tra armi e amianto

Raffaele Guariniello
Raffaele Guariniello

Due mesi fa il clamore della sentenza di Cassazione che dichiarava prescritto il processo all’Eternit di Casale Monferrato cancellando con questo il risarcimento alle famiglie di centinaia di vittime dell’amianto. Oggi da un’indagine conoscitiva della Procura di Torino emerge il mistero dell’importazione illegale e dell’utilizzo in Italia di amianto proveniente dall’India e dalla Cina (1040 tonnellate nel biennio 2011-2012). L’ennesima conferma di quanto possa essere facile e impunita la vita dei fuorilegge nel nostro paese (nandocan).

***di C. Alessandro Mauceri, 20 gennaio 2015* – Da diversi anni ormai, quando si parla di India e Italia, la mente corre subito alla vicenda dai contorni oscuri dei due Marò.  Qualche mese fa, poi, è emersa un’altra vicenda, sempre  legata ai rapporti  tra i due Paesi e anche questa dai contorni poco chiari: quella del commercio di armi (che diverse leggi italiane e trattati internazionali vieterebbero, nonostante armi e armamenti prodotti da aziende controllate da imprese a compartecipazione statale facciano bella figura di sé sulle navi da guerra Indiane e tra le dotazioni dell’esercito pakistano). Per avere chiarezza sulla vicenda è stata presentata anche un’interpellanza a risposta scritta che però, fino ad oggi (sono passati quasi due mesi), non ha avuto risposta.

Oggi un nuovo mistero pare avvolgere i rapporti tra i due Paesi. Quello legato all’importazione dell’amianto.  In Italia, la legge n.257 del 27 marzo 1992 vieta «l’estrazione, l’importazione, l’esportazione la commercializzazione di amianto di prodotti di o contenenti amianto». La legge prevede limitate deroghe per l’utilizzo e il commercio, che vanno però autorizzate dal Ministero e che comunque non potevano eccedere i 24 mesi dall’entrata in vigore (e solo per la produzione e la commercializzazione).

Invece, in base a quanto è emerso durante l’audizione dell’Osservatorio nazionale sull’amianto (Ona) alla commissione Lavoro del Senato, l’Italia avrebbe importato enormi quantità di questo materiale (le cui conseguenze nefaste per la salute sono ben note) dall’India e dalla Cina. Dagli atti dell’indagine conoscitiva condotta dal pm Raffaele Guariniello della Procura della Repubblica di Torino, emergerebbe che esiste la prova che “dimostra come agli enti ufficiali dello Stato indiano risulti importazione di amianto in Italia”. Gli esperti della polizia giudiziaria hanno ricostruito il percorso dell’amianto dall’India all’Italia. Tali flussi sono riportati anche nel bollettino ufficiale pubblicato dal Governo indiano dal titolo: «Indian Minerals Yearbooks 2012 – Asbestos – Final Release». Dalle indagini è emerso che si tratterebbe di quantità assolutamente rilevanti: 1040 tonnellate nel biennio 2011-2012, ben oltre, quindi, i termini previsti dalla legge per l’acquisto, l’importazione e l’utilizzo di questo materiale. L’amianto sarebbe stato poi venduto ad una decina di imprese e impiegato nella produzione di vari manufatti: lastre di fibracemento, pannelli, guarnizioni per freni e frizioni di autoveicoli.

Ma non basta, la stessa Agenzia delle Dogane, interpellata dalla procura, non solo ha confermato l’ingresso dell’amianto nel territorio nazionale ma ha anche confermato che questi flussi commerciali sono continuati fino allo scorso anno, il 2014.

Molte le domande ancora da chiarire sulla vicenda. Possibile che nessuno si sia accorto di un simile commercio? E come mai nessuno ha denunciato un simile traffico illecito (almeno stando a quanto previsto dalla normativa vigente)? E poi, che fine hanno fatto i prodotti realizzati dalle aziende italiane in cui veniva utilizzato, sebbene vietato, l’amianto? Come ha riportato La Stampa, pare che i manufatti realizzati da aziende italiane e contenenti amianto siano stati per la maggior parte esportati in molti Paesi: negli Emirati Arabi, in Arabia Saudita, ma anche in Nepal, Israele, Angola, Sud Africa, Oman e Canada. Un mercato multimiliardario. Un mercato sporco e non solo a causa dell’amianto: sulle carte che riportano questi commerci, infatti, non compare traccia del fatto che i prodotti venduti contenevano amianto (anche questo è oggetto delle indagini in corso).

Da dazebao.it, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

gtag('config', 'GTM-K2KB4MR', { 'send_page_view': false });
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: