Israele Palestina: due Popoli e due Stati. Il sogno infinito che qualcuno vuole far diventare realtà

grossman

Per chi come me è favorevole alla laicità dello Stato e alla comunità multietnica e multiculturale che si va costruendo oggi nella maggior parte delle democrazie, la soluzione di due Stati per due popoli sarebbe comunque una soluzione di ripiego. Mentre l’ideale sarebbe che ebrei e palestinesi potessero condividere in pace la stessa cittadinanza, con parità di diritti, doveri e opportunità. Ma questo è il vero sogno impossibile,  ora soprattutto che la destra israeliana si pone come obbiettivo di introdurre nella costituzione lo Stato della nazione ebraica, consacrando una volta per tutte la subalternità degli arabi mussulmani che vi risiedono. Dunque due Stati, che però, se vogliamo essere realisti, richiederebbe non solo di “mettere fine una volta per tutte alla politica degli insediamenti nei Territori Occupati e al deterioramento nei rapporti con i palestinesi”, come dice Yehoshua – ma anche di cancellare dalla Palestina la colonizzazione israeliana diffusa che è stata imposta fino ad oggi. Con il riconoscimento da parte degli arabi dello Stato di Israele dentro i confini del 1967 e l’accettazione da parte di Israele della sovranità palestinese su tutto il territorio di Gaza e della Cisgiordania, obbiettivo che non dovrebbe essere impossibile se è vero che la Corte suprema di Israele ha sentenziato nel giugno 2005 che né la CisgiordaniaGaza fanno parte del territorio nazionale. (nandocan)

***da articolo21, 8 dicembre 2014* – Riconoscete la Palestina come Stato. Abraham Yehoshua, Amos Oz e David Grossman, tre fra i maggiori scrittori israeliani lo chiedono ai parlamenti europei in una petizione firmata insieme ad altri 800 israeliani di tutti i settori della società civile.

«È una petizione – ha detto Yehoshua – che cade in un momento in cui l’Europa mostra il suo atteggiamento più incline al riconoscimento». «Il nostro  è un atto di incoraggiamento nell’ottica della soluzione a due Stati, soprattutto a favore della ripresa di trattative di pace. Ma anche nei confronti del presidente palestinese Abu Mazen affinché non si allontani dal negoziato. Così come ci rivolgiamo ai settori moderati palestinesi».

Due popoli, due Stati. Il sogno di chi, da anni, pone in questa soluzione la possibilità di fare cessare un conflitto senza fine in quell’area del Medioriente. Ma un sogno che viene frantumato ogni volta dalle opposte ortodossie.

La petizione – riferisce Haaretz, che cita l’organizzazione “Gush Shalom” – è stata inviata  al parlamento belga, che questa settimana dovrebbe esprimersi sul riconoscimento dello Stato palestinese. La richiesta, trasmessa anche al parlamento danese in procinto di compiere lo stesso passo e alla Camera bassa irlandese, è stata firmata, tra gli altri, dal premio Nobel Daniel Kahneman, dall’ex presidente della Knesset Avraham Burg, dall’ex ministro Yossi Sarid e da Yael Dayan, figlia dell’eroe nazionale Moshe Dayan.

Lo scorso due dicembre la Francia ha votato una mozione simbolica per la Palestina come Stato, mossa compiuta anche dalla Spagna, mentre la Svezia ha optato invece recentemente per un riconoscimento diretto. Al parlamento italiano è stata presentata, da più parti, una mozione analoga, ma ancora non è stata sottoposta al voto.

Sarà questa petizione capace di spingere verso questo voto? Nei primi giorni in cui  Federica Mogherini ha guidato la Farnesina, dalle sue parole era echeggiato per più volte l’dea dei due popoli due stati come possibile soluzioni. Ora, quale Commissario agli Esteri dell’Unione, potrebbe giocare un ruolo determinante nel proporre ai Paesi membri una soluzione che viene auspicata da parte dell’intellighenzia israeliana.

«L’obiettivo principale – ha spiegato Yehoshua riguardo la petizione – è la soluzione di due Stati per due popoli: uno Stato israeliano e uno palestinese. A partire dai confini del 1967. Quello che va invece evitato con forza – ha sottolineato – è il rischio di uno Stato binazionale. Così come bisogna mettere fine una volta per tutte alla politica degli insediamenti nei Territori Occupati e al deterioramento nei rapporti con i palestinesi».

Per lo scrittore le elezioni in Israele, che per ora sono indette a marzo del 2015 dopo la crisi di governo della passata settimana, sono un’occasione per cambiare il quadro politico complessivo. «Ho l’impressione – ha osservato – che Netanyahu abbia finito, che debba lasciare e uscire di scena». Per questo Yehoshua si è augurato «la costruzione di un blocco di centrosinistra» tra i partiti di quell’area che possa opporsi alla destra. «Bisogna lavorare per questo senza dimenticare – ha concluso – che un possibile appoggio potrebbe arrivare anche dallo Shaas, il partito dei religiosi».

*il grassetto è di nandocan

 

Pubblicato da nandocan

Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio il fondatore e direttore della rivista, padre Ernesto Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, con questo blog e altri siti Internet. Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. Nel 2008 mi ero deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Ma oggi, anche senza un partito nella lunga e forse inutile attesa di una sinistra unita, continuo a occuparmi di politica, naturalmente. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero. Nel maggio 2021 avrò 85 anni. Vi terrò aggiornati.

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